Legge Regionale Toscana 24/2009

15 05 2009

Legge regionale Toscana 8 maggio 2009, n. 24

Misure urgenti e straordinarie volte al rilancio dell’economia e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

Bollettino Ufficiale n. 17, parte prima, del 13 maggio 2009

Art. 1

– Finalità

1. La presente legge è finalizzata al rilancio dell’economia, risponde alle esigenze abitative delle famiglie ed interviene sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, in coerenza con i principi e le finalità della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 (Norme per il governo del territorio), favorendo gli interventi edilizi diretti a migliorare la qualità architettonica, la sicurezza, la compatibilità ambientale, l’efficienza energetica degli edifici e la fruibilità degli spazi per le persone disabili. La presente legge ha carattere straordinario e consente la realizzazione degli interventi edilizi in essa previsti solo se sia presentata denuncia di inizio dell’attività entro il termine perentorio di cui all’articolo 7, comma 2.

Art. 2

– Definizioni e parametri

1. Ai fini della presente legge, sono stabilite le seguenti definizioni:

a) per edifici abitativi si intendono gli edifici con destinazione d’uso residenziale, nonché gli edifici rurali ad uso abitativo necessari alle esigenze dell’imprenditore agricolo, a quelle dei familiari coadiuvanti o degli addetti a tempo indeterminato impegnati nell’attività agricola;

b) per superficie utile lorda si intende la somma delle superfici delimitate dal perimetro esterno di ciascun piano il cui volume sia collocato prevalentemente o esclusivamente fuori terra. Nel computo di detta superficie sono comprese le scale, i vani ascensore, le logge e le porzioni di sottotetto delimitate da strutture orizzontali praticabili con altezza libera media superiore a due metri e quaranta centimetri, mentre sono esclusi i volumi tecnici, i balconi, i terrazzi, gli spazi scoperti interni al perimetro dell’edificio e i porticati condominiali o d’uso pubblico;

c) per centri abitati si intendono quelli all’interno del perimetro individuato:

1) dal regolamento urbanistico ai sensi dell’articolo 55, comma 2, lettera b) della l.r. 1/2005 , qualora i comuni abbiano approvato o anche solo adottato detto atto di governo del territorio;

2) dagli strumenti urbanistici generali o dai regolamenti edilizi, qualora i comuni non abbiano approvato o anche solo adottato il regolamento urbanistico di cui all’articolo 55 della l.r. 1/2005 ;

3) in applicazione della definizione dell’articolo 3 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in mancanza di perimetri negli strumenti urbanistici o nei regolamenti edilizi di cui al numero 2);

d) per distanze minime e altezze massime dei fabbricati si intendono quelle definite dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici. In mancanza di definizioni contenute in detti atti, si fa riferimento a quelle definite dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765 ).

Art. 3

– Interventi straordinari di ampliamento

1. Nel rispetto di quanto previsto nel presente articolo e nell’articolo 5, sono consentiti interventi edilizi di ampliamento di ciascuna unità immobiliare fino al massimo del 20 per cento della superficie utile lorda già esistente alla data del 31 marzo 2009 e legittimata da titoli abilitativi, comunque fino ad un massimo complessivo per l’intero edificio di settanta metri quadrati di superficie utile lorda; detti interventi possono essere realizzati solo su edifici abitativi aventi alla data del 31 marzo 2009 le seguenti caratteristiche:

a) tipologia monofamiliare o bifamiliare;

b) tipologia diversa da quella di cui alla lettera a) con superficie utile lorda non superiore a trecentocinquanta metri quadrati.

2. Con gli interventi di cui al comma 1, non può essere modificata la destinazione d’uso degli edifici interessati.

3. Gli interventi di cui al comma 1 possono essere realizzati su edifici abitativi per i quali gli strumenti della pianificazione territoriale, gli atti di governo del territorio o gli strumenti urbanistici generali dei comuni consentono la ristrutturazione edilizia con addizioni funzionali o incrementi volumetrici ulteriori rispetto a quelli ammessi per volumi tecnici o gli interventi di cui all’articolo 78, comma 1, lettere f), g) o h) della l.r. 1/2005  (Ristrutturazione Urbanistica, Addizioni Volumetriche, Sostituzione Edilizia, Nds.); detti interventi sono realizzati nel rispetto delle distanze minime e delle altezze massime dei fabbricati ed in presenza di tutte le seguenti condizioni:

a) gli edifici siano situati all’interno di centri abitati oppure, ove collocati fuori dai centri abitati, siano comunque dotati di approvvigionamento idropotabile e di idonei sistemi di smaltimento delle acque reflue, secondo quanto previsto dalla vigente normativa;

b) gli edifici siano collocati in aree esterne agli ambiti dichiarati a pericolosità idraulica molto elevata e a pericolosità geomorfologica elevata o molto elevata dai piani di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo) o dalle indagini geologiche allegate agli strumenti della pianificazione territoriale, agli atti di governo del territorio o agli strumenti urbanistici generali dei comuni.

4. Fermo restando il rispetto della normativa vigente in materia di efficienza energetica, gli interventi di cui al comma 1 sono realizzati con l’utilizzo di tecniche costruttive di edilizia sostenibile che, anche attraverso l’impiego di impianti alimentati da fonti rinnovabili, garantiscano comunque, con riferimento alla climatizzazione invernale dell’ampliamento, un indice di prestazione energetica, definito dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia), inferiore almeno del 20 per cento rispetto al corrispondente valore limite indicato nell’allegato C, tabella 1.3 del medesimo d.lgs. 192/2005 ; in ogni caso, l’unità abitativa esistente interessata dall’ampliamento è dotata di finestre con vetrature con intercapedini di aria o di gas.

5. L’utilizzo delle tecniche costruttive di cui al comma 4 ed il rispetto degli indici di prestazione energetica di cui al medesimo comma 4, sono certificati dal direttore dei lavori o altro professionista abilitato con la comunicazione di ultimazione dei lavori di cui all’articolo 86, comma 1, della l.r. 1/2005 ; in mancanza di detti requisiti, non può essere certificata l’abitabilità o l’agibilità dell’ampliamento realizzato.

Art. 4

– Interventi straordinari di demolizione e ricostruzione

1. Nel rispetto di quanto previsto nel presente articolo e nell’articolo 5, sono consentiti interventi edilizi di completa demolizione e ricostruzione con ampliamento fino al massimo del 35 per cento della superficie utile lorda già esistente alla data del 31 marzo 2009 e legittimata da titoli abilitativi.

2. Salvo quanto disposto dal comma 3, gli interventi edilizi di cui al comma 1 sono ammessi su edifici esistenti ed aventi esclusivamente destinazione d’uso abitativa alla data del 31 marzo 2009.

3. Gli interventi di cui al comma 1 sono consentiti su edifici all’interno dei quali siano presenti porzioni aventi destinazioni d’uso diverse e compatibili con la destinazione d’uso abitativa nella misura comunque non superiore al 25 per cento della superficie utile lorda complessiva dell’edificio medesimo; in tali casi gli interventi di cui al comma 1 sono consentiti a condizione che la superficie utile lorda di dette porzioni non sia computata ai fini dell’ampliamento e non sia aumentata.

4. Con gli interventi di cui al comma 1 non può essere modificata la destinazione d’uso degli edifici interessati. Il numero delle unità immobiliari originariamente esistenti può essere aumentato, purché le unità immobiliari aggiuntive abbiano una superficie utile lorda non inferiore a cinquanta metri quadrati.

5. Gli interventi di cui al comma 1 sono consentiti su edifici abitativi per i quali gli strumenti della pianificazione territoriale, gli atti di governo del territorio o gli strumenti urbanistici generali dei comuni consentono gli interventi di sostituzione edilizia di cui all’articolo 78, comma 1, lettera h) della l.r. 1/2005 , o gli interventi di cui al medesimo comma 1, lettera f); detti interventi sono realizzati nel rispetto delle distanze minime e delle altezze massime dei fabbricati ed in presenza delle seguenti due condizioni:

a) gli edifici abitativi siano situati all’interno dei centri abitati;

b) gli edifici siano collocati in aree esterne agli ambiti dichiarati a pericolosità idraulica molto elevata e a pericolosità geomorfologica elevata o molto elevata dai piani di bacino di cui alla l. 183/1989 o dalle indagini geologiche allegate agli strumenti della pianificazione territoriale, agli atti di governo del territorio o agli strumenti urbanistici generali dei comuni.

6. Qualora gli edifici abitativi siano situati all’interno di centri abitati e ricadano in ambiti dichiarati ad elevata pericolosità idraulica dai piani di bacino di cui alla l. 183/1989 o dalle indagini geologiche allegate agli strumenti della pianificazione territoriale, agli atti di governo del territorio o agli strumenti urbanistici generali dei comuni, il progetto allegato alla denuncia di inizio dell’attività di cui all’articolo 7 contiene le necessarie verifiche in ordine alla sicurezza delle persone e al non aumento della pericolosità idraulica nelle aree circostanti. Il progetto prevede, altresì, ove necessario, la contestuale realizzazione degli interventi di autosicurezza dal rischio di inondazione individuati dall’allegato A, paragrafo 3.2.2, lettera d) del regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 27 aprile 2007, n. 26/R (Regolamento di attuazione dell’articolo 62 della legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 , “Norme per il governo del territorio” in materia di indagini geologiche).

7. Gli interventi di cui al comma 1 sono realizzati con l’utilizzo di tecniche costruttive di edilizia sostenibile che, anche attraverso l’impiego di impianti alimentati da fonti rinnovabili, garantiscano comunque prestazioni energetiche nel rispetto dei seguenti parametri:

a) con riferimento alla climatizzazione invernale dell’edificio, l’indice di prestazione energetica, definito dal d.lgs. 192/2005 , è inferiore almeno del 50 per cento rispetto al corrispondente valore limite indicato nell’allegato C, tabella 1.3 del medesimo d.lgs. 192/2005 ;

b) con riferimento al raffrescamento estivo dell’involucro edilizio dell’edificio, la prestazione energetica, pari al rapporto tra fabbisogno annuo di energia termica per il raffrescamento dell’edificio, calcolato tenendo conto della temperatura di progetto estiva, secondo la norma UNI/TS 11300, e la superficie utile, è inferiore a trenta chilowattora per metro quadrato per anno.

8. L’utilizzo delle tecniche costruttive di cui al comma 7 ed il rispetto degli indici di prestazione energetica di cui al medesimo comma 7, sono certificati dal direttore dei lavori o altro professionista abilitato con la comunicazione di ultimazione dei lavori di cui all’articolo 86, comma 1, della l.r. 1/2005 ; in mancanza di detti requisiti, non può essere certificata l’abitabilità o agibilità dell’edificio realizzato.

9. Gli interventi di cui al comma 1 sono realizzati nel rispetto delle prescrizioni tecniche contenute negli articoli 8 e 9 del decreto ministeriale 14 giugno 1989, n. 236 (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche) e del regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 9 febbraio 2007, n. 2/R (Regolamento di attuazione dell’articolo 37 della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 “Norme per il governo del territorio” – Disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti).

Art. 5

– Condizioni generali di ammissibilità degli interventi

1. Gli interventi edilizi di cui agli articoli 3 e 4 perseguono il fine del miglioramento della qualità architettonica in relazione ai caratteri urbanistici, storici, paesaggistici e ambientali del contesto territoriale in cui sono inseriti.

2. Gli interventi edilizi di cui agli articoli 3 e 4 non possono essere realizzati su edifici abitativi che, al momento della presentazione della denuncia di inizio attività di cui all’articolo 7, risultino:

a) eseguiti in assenza o in difformità dal titolo abilitativo;

b) collocati all’interno delle zone territoriali omogenee “A” di cui all’articolo 2 del d.m. 1444/1968 o ad esse assimilabili, così come definite dagli strumenti urbanistici generali o dagli atti di governo del territorio comunali;

c) definiti di valore storico, culturale ed architettonico dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali;

d) vincolati quali immobili di interesse storico ai sensi della parte seconda del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio);

e) collocati nelle aree di inedificabilità assoluta come definite dall’articolo 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie);

f) collocati nei territori dei parchi e delle riserve nazionali o regionali;

g) collocati all’interno di aree per le quali gli atti di governo del territorio o gli strumenti urbanistici generali prevedano l’adozione e approvazione di piani attuativi ai sensi dell’articolo 65 della l.r. 1/2005 .

3. Le altezze utili degli interventi non possono essere superiori a tre metri, salvo il rispetto delle norme igienico–sanitarie. Per gli interventi di cui all’articolo 3, è consentito l’ampliamento con altezze superiori ai tre metri senza superare l’altezza dell’unità immobiliare interessata dall’ampliamento. Per gli interventi di cui all’articolo 4, è consentita la ricostruzione dei locali con altezze superiori a tre metri, ove già esistenti nell’edificio oggetto di demolizione.

4. Le superfici utili lorde per le quali sia stata rilasciata la sanatoria edilizia straordinaria di cui alla l. 47/1985 , alla legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) e alla legge regionale 20 ottobre 2004, n. 53 (Norme in materia di sanatoria edilizia straordinaria), ovvero per le quali siano state applicate le sanzioni pecuniarie di cui al titolo VIII, capo I, della l.r. 1/2005 :

a) sono computate ai fini della determinazione della superficie utile lorda già esistente di cui all’articolo 3, comma 1 ed all’articolo 4, comma 1;

b) devono essere sottratte dagli ampliamenti realizzabili ai sensi degli articoli 3 e 4.

5. Gli ampliamenti realizzabili in applicazione degli articoli 3 e 4 non si cumulano con gli ampliamenti consentiti dagli strumenti urbanistici generali o dagli atti di governo del territorio comunali sui medesimi edifici.

6. Alla data del 31 marzo 2009, le unità immobiliari interessate dagli interventi di cui all’articolo 3 o gli edifici interessati dagli interventi di cui all’articolo 4 devono risultare regolarmente accatastati presso le competenti agenzie del territorio ai sensi del regio decreto 8 ottobre 1931, n. 1572 (Testo unico delle leggi sul nuovo catasto) o ai sensi del regio decreto legge 13 aprile 1939, n. 652 (Accertamento generale dei fabbricati urbani, rivalutazione del relativo reddito e formazione del nuovo catasto edilizio urbano), convertito, con modificazioni, con legge 11 agosto 1939, n. 1249 . Qualora non regolarmente accatastati, per dette unità immobiliari o per detti edifici, devono risultare già presentate alla data del 31 marzo 2009, idonee dichiarazioni alle agenzie del territorio per l’accatastamento o per la variazione catastale.

7. L’accatastamento o la dichiarazione di cui al comma 6 riguardante le unità immobiliari o gli edifici con destinazione d’uso residenziale deve riferirsi alla categoria abitazione del catasto dei fabbricati, ai sensi della l. 1249/1939 .

8. L’accatastamento o la dichiarazione di cui al comma 6 riguardante gli edifici rurali ad uso abitativo necessari alle esigenze dell’imprenditore agricolo o alle esigenze dei suoi familiari coadiuvanti o dei suoi addetti a tempo indeterminato impegnati nell’attività agricola può riferirsi anche alla qualifica di fabbricato rurale del catasto dei terreni di cui al r.d. 1572/1931.

9. L’accatastamento o la dichiarazione per le porzioni di edificio di cui all’articolo 4, comma 3, aventi destinazioni d’uso diverse da quella abitativa, deve riferirsi alla categoria del catasto dei fabbricati corrispondente all’utilizzazione esistente di dette porzioni.

Art. 6

– Immodificabilità della destinazione d’uso e del numero degli alloggi

1. Non può essere modificata la destinazione d’uso degli edifici abitativi sui quali siano stati realizzati gli interventi di cui agli articoli 3 e 4 oppure il numero degli alloggi legittimato dalla denuncia di inizio attività di cui all’articolo 7, se non siano decorsi almeno cinque anni dalla comunicazione di ultimazione dei lavori di cui all’articolo 86, comma 1 della l.r. 1/2005 .

Art. 7

– Titoli abilitativi degli interventi edilizi straordinari

1. Gli interventi di cui agli articoli 3 e 4 sono realizzati mediante la denuncia di inizio attività di cui all’articolo 79 della l.r. 1/2005 , nel rispetto delle disposizioni generali di cui all’articolo 82 e secondo il procedimento di cui all’articolo 84 della medesima l.r. 1/2005 . Nella relazione asseverata di cui al medesimo articolo 84, comma 1, oltre a quanto ivi previsto, è espressamente attestata la conformità delle opere da realizzare alle disposizioni della presente legge.

2. La denuncia di inizio attività di cui al comma 1 può essere presentata non oltre il termine del 31 dicembre 2010.

Art. 8

– Sanzioni

1. Nel caso di violazione delle disposizioni di cui all’articolo 6, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 132 della l.r. 1/2005 .

2. Nel caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 3, 4 e 5, si applicano le sanzioni amministrative di cui al titolo VIII, capo I della l.r. 1/2005 , previste per gli interventi soggetti a permesso di costruire.

Pagliacci

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Regione Toscana – Approvata la legge straordinaria sull’edilizia

6 05 2009

villetta

La legge straordinaria sull’edilizia è stata approvata dal consiglio regionale.

Tempi record per il provvedimento frutto dell’accordo del 31 marzo scorso in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Enti locali. Le Regioni avevano 90 giorni di tempo, la Toscana è arrivata per prima precedendo anche il governo che si era impegnato a presentare il decreto legge sulla semplificazione amministrativa. La (proposta di , n.d.s.) legge regionale 339 “Misure urgenti e straordinarie volte al rilancio dell’economia e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente” entrerà in vigore alla fine del mese. Chi ha già nel cassetto i progetti edilizi che intende realizzare può rivolgersi al proprio comune al quale presentare una Dia (Dichiarazione di inizio attività); la legge rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2010. Sono ammessi interventi straordinari di ampliamento di case che al 31 marzo 2009 hanno le seguenti caratteristiche: tipologia mono o bifamiliare oppure tipologia con superficie utile lorda non superiore a 350 metri quadrati. L’ampliamento è consentito fino al 20 per cento della superficie utile lorda di ciascuna unità immobiliare per un massimo complessivo dell’edificio di 70 metri quadrati di superficie utile lorda. Sono ammessi inoltre interventi straordinari di demolizione e ricostruzione di edifici abitativi con aumento fino al 35 per cento della superficie utile lorda. Gli immobili dovranno risultare regolarmente accatastati. Sono esclusi quelli che si trovano nei centri storici, quelli definiti di valore storico, collocati in aree inedificabili, in parchi e riserve o in aree soggette a piani attuativi. Le parti in passato condonate vengono sottratte dalla percentuale proposta per l’ampliamento. Le misure contenute nella (proposta di , n.d.s.) legge 339, ha detto l’assessore all’urbanistica, coniugano due esigenze: il rilancio dell’edilizia e quindi di una parte importante dell’economia e nello stesso tempo promuovono la riqualificazione del patrimonio urbanistico. Due esigenze che possono essere soddisfatte rispettando le regole dell’urbanistica toscana.

La nuova legge straordinaria per l’edilizia risponde alle esigenze di numerose famiglie toscane e offre occasioni di investimento. Nuove possibilità di sviluppo per un settore un crisi e per le piccole medie imprese edili molte delle quali sono nate negli anni novanta. Aumento delle superfici costruite e delle volumetrie ma nei limiti già previsti dalla pianificazione. La normativa pone vincoli e condizioni, ha sottolineato l’assessore, gli interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione, sono ammissibili solo se si muovono nell’ambito dei piani regolatori, degli strumenti urbanistici dei comuni e solo se privilegiano criteri di sostenibilità ambientale, di efficienza energetica, rispettano la normativa antisismica e prevedono l’eliminazione delle barriere architettoniche.

La (proposta di , n.d.s.) legge 339 non è una misura isolata. E’ un tassello importante di un pacchetto di provvedimenti che delineano una qualificata strategia della Regione Toscana sui temi dell’urbanistica e del paesaggio, della casa e dell’edilizia sociale. La legge approvata oggi, ha ricordato l’assessore, è il primo dei tre provvedimenti, la Giunta si è mossa con rapidità; entro la fine di maggio il consiglio regionale dovrebbe approvare anche il provvedimento che adegua il Pit (Piano di indirizzo territoriale) al piano paesistico e il piano per l’edilizia residenziale pubblica. Se l’elaborazione e l’approvazione della legge è stata rapida e ha riscontrato la soddisfazione generale è merito anche delle intese e degli accordi tra la Regione e gli enti locali che sono poi i protagonisti della gestione di questi provvedimenti. In proposito l’assessore all’urbanistica ha sottolineato il valore e la tempestività del patto Regione Toscana, Anci, Uncem, Upi sottoscritto il 22 aprile nonché le precedenti intese sul Pit. Accordi e intese che, a giudizio dell’assessore, garantiscono la difesa dei caratteri della pianificazione urbanistica in Toscana.

Da RegioneToscana





Il Piano Casa – Riflessioni

23 03 2009

21

I provvedimenti a favore del rilancio dell’economia reale, basati su incentivi all’edilizia, si incentrano fondamentalmente su due principi: un Piano Casa, sul modello del piano Fanfani del dopoguerra, che prevede la realizzazione di nuovi alloggi di edilizia economico-popolare congiunto ad un piano di dismissione del patrimonio pubblico ERP, ed una serie di altri provvedimenti, riguardanti il patrimonio edilizio esistente, che dovrebbero permettere ai proprietari l’ampliamento dei propri immobili secondo una percentuale, variabile dal 30 al 35% a seconda dei casi, del volume o della SLP già costruito. Oltre a questo sarebbe prevista una semplificazione delle procedure autorizzative (ma il termine, vedremo, non è propriamente esatto) sulla scia della ormai consolidata Denuncia di Inizio Attività introdotta con il recente D.P.R. 380/2001, meglio conosciuto come “Testo Unico sull’Edilizia”, e sconti fiscali attraverso un abbattimento degli oneri di urbanizzazione dal 20 al 60% rispetto ai valori attuali.

Noi ci soffermeremo sulla seconda parte del provvedimento, dal momento che riteniamo che un nuovo Piano Casa non sia oggi necessario ma che il problema della disponibilità degli alloggi per le classi sociali più disagiate si possa risolvere attraverso una riqualificazione dei quartieri popolari esistenti ed una politica di calmierazione degli affitti unita ad un effettivo piano di dismissione del patrimonio pubblico esistente, trasformando ovvero gli affitti pubblici in mutui con basso spread. A questo si devono sommare le conseguenze ambientali legate ad un eccessivo consumo di suolo che una nuova realizzazione edilizia comporterebbe inevitabilmente, specie nelle degradate banlieues urbane. Tanto più che una regione simbolo qual è il Veneto, stando a uno studio universitario, ha già oggi tante abitazioni e cantieri aperti da soddisfare la domanda di case, onda immigratoria compresa, fino al 2022. Se poi dovesse calare l’immigrazione, fino al 2034.

La portata dei provvedimenti legati agli ampliamenti una tantum del patrimonio edilizio privato esistente è invece notevole.

Diciamo subito che qualsiasi intervento normativo che vada ad incentivare, anche economicamente, delle piccole trasformazioni nel settore della casa è opportuno ed auspicabile. Trasformazioni poi che vadano ad incrementare la densità urbana, gli indici territoriali, la verticalizzazione delle città e degli spazi costruiti, che tendano a salvaguardare il territorio libero e non ancora costruito, sono addirittura indispensabili e non più prorogabili. Provvedimenti che esautorino le Amministrazioni locali e ne riducano l’ingerenza autorizzativa, concessoria e contrattuale sono, infine, un insperato rigurgito di civiltà.

Il processo amministrativo che ha trasferito i poteri concessori in edilizia dai Sindaci ai Dirigenti delle aree tecniche ha prodotto l’unico risultato di traslare sic et simpliciter i poteri di autoalimentazione ai danni del privato da un soggetto ad un altro, fallendo nel tentativo di estirpare i meccanismi corruttivi e clientelari che da sempre si infiltrano nei procedimenti di concessione dei permessi a costruire e delle autorizzazioni, trasponendoli senza soluzione di continuità dalla sfera politica a quella dirigenziale. Anche il timido tentativo di sveltire le procedure di autorizzazione con l’introduzione dell’asseveramento, dei tempi massimi (ma non giuridicamente perentori) per i rilasci dei permessi o con la trasformazione da istituto obbligatorio a facoltativo delle Commissioni Edilizie (alle quali mai i Comuni hanno saputo rinunciare), si è rivelato fallimentare su qualsiasi fronte. Basti pensare che in molti comuni toscani nel 90% del territorio (non necessariamente per zone a tutela paesaggistico-ambientale o per i centri storici) per gli interventi soggetti a DIA si è introdotto l’obbligo di ottenimento del c.d. atto di assenso quale nulla osta per il successivo deposito dello strumento abilitativo, che altro non è che un permesso a costruire sotto mentite spoglie.

Alla funzione clientelare, poi, delle commissioni edilizie o delle varie commissioni di valutazione, paesaggistiche, ambientali od altro, i comuni non hanno mai rinunciato e mai rinunceranno. Sono personalmente testimone di casi in cui è stata esercitata pressione nei confronti di privati che avevano presentato domanda di rilascio di permessi a costruire, avvicinati da amministratori, tecnici o generici soggetti vicini alle amministrazioni, ai quali veniva fatto capire o addirittura esplicitamente espresso che il tecnico di fiducia da loro scelto “non è la persona più indicata” in quanto “inviso alla commissione edilizia” e che sarebbe stato più opportuno, per il felice esito della loro istanza, se avessero optato per altro professionista “più vicino” allo spirito che muove la filosofia dell’amministrazione. Oppure quella volta che un amico d’infanzia mi chiama e mi fa: “Ho comprato casa. Un edificio bello, da ristrutturare. Ti chiamo per dirtelo di persona, prima che tu venga a saperlo per altre vie. Non posso far fare il progetto a te perché il venditore ha già un impegno con l’Arch. [omissis] (dirigente dell’area tecnica comunale, n.d.s.) e tu sai meglio di me come vanno queste cose…“. Sì, lo so bene come vanno queste cose. Ancora non esisteva la DIA, va detto. Ma non vorrei soffermarmi oggi su vicende strettamente autobiografiche.

Sugli amministratori locali che invece alimentano il proprio consenso con le tradizionali promesse di edificabilità o semplicemente sulla parola data al cittadino che nel caso di una sua (ri)elezione potrà ampliare la sua casetta, vogliamo invece dare solo un piccolo accenno vista la popolarità del fenomeno. Non sarà infatti un caso se proprio in corrispondenza dei periodi immediatamente precedenti alle elezioni amministrative si ha la più alta casistica di avvii dei procedimenti di formazione degli strumenti di pianificazione locali, rimandando ad un momento successivo all’insediamento delle giunte e dei consigli la puntuale definizione delle aree di ampliamento o di nuova edificazione.

Appare quindi chiaro perché nelle aree e nelle regioni a più massiccia presenza di fenomeni di clientela e di controllo politico del territorio, come strumento di conferma del consenso, si riscontri una maggiore resistenza nei confronti di provvedimenti di esautorazione del potere politico di controllo e di concessione. Ed appare quindi chiaro come, nel nome dei principi esclusivamente ideologici della cementificazione o della eccessiva deregolamentazione, la politica cerchi di opporsi ad un processo di responsabilizzazione del cittadino e del professionista, come avviene, giova ricordarlo, già da decenni nei Paesi con un più elevato senso civico come Giappone, USA o Francia. L’obiezione che si traduce nel termine cementificazione è una chiara mistificazione politica ed un falso oggettivo. L’aumento della densità edilizia è inversamente proporzionale, cioè, all’idea di cementificazione: non è un concetto così difficile da comprendere. Laddove in Italia l’indice medio delle nuove urbanizzazioni si assesta su indici fondiari tra il 3 ed il 4, con picchi al ribasso fino a 1 mc./mq. (prima, vera causa di dissesto del territorio), quando i tessuti urbani dei centri storici, quelli tutelati, arrivano fino a 30 – 40 mc./mq., dopo l’introduzione degli aumenti una tantum del 20% si potrà arrivare a 3,6 – 4,8 mc./mq.. Non si vede dove stia il problema, specie quando a questo si potrà affiancare una riduzione del consumo di nuovo suolo.

Il c.d. “Piano Casa”, ovvero “Misure urgenti per il rilancio dell’economia attraverso la ripresa delle attività imprenditoriali edili”, entra in gioco sbaragliando le carte in maniera spregiudicata. In pochi, difatti, hanno posto l’accento sui tempi di emanazione del Decreto Legge in relazione al periodo pre-elettorale del 2009, limitandosi ad evidenziare invece il carattere scaccia crisi dei provvedimenti legandoli, seppur in maniera credibile, alla ripresa del comparto edilizio nel suo insieme e trascurandone, in definitiva, l’aspetto antidotico rispetto ai fenomeni clientelari e di contrattazione del consenso.

Nella pratica, sempre che il DL in parola venga recepito nella Regione di appartenenza e sempre che il singolo comune non introduca paletti normativi a livello locale per cui se ne inficino gli aspetti di snellimento delle procedure sulla scia degli atti di assenso selvaggi imposti dalle amministrazioni toscane, un cittadino che volesse ampliare un suo alloggio per un 20% (un appartamento di 100 mq. diventerebbe di 120 mq.) e che oggi si troverebbe nella prospettiva di attendere un tempo medio dai 3 ai 4 mesi, nei casi più favorevoli, fino all’ottenimento del permesso a costruire, potrebbe (1) dare il via ai lavori dopo 20 giorni dal deposito della Denuncia di Inizio Attività, (2) scegliersi il suo tecnico di fiducia senza necessariamente dover scegliere tra il catalogo dei professionisti ben visti dall’amministrazione comunale e, quindi, avere un maggior potere contrattuale anche sulle relative parcelle, (3) non correre il rischio di dover intercedere presso il funzionario di turno per vedersi snellire i tempi di rilascio, tra subdoli pareri negativi di commissioni edilizie ed arenamenti sospetti delle carte progettuali.

Anche evitare di correre certi rischi può avere un suo perché.

Oggi leggo divertito come le regioni, alcune regioni… bè, UNA regione, stiano già all’opera con la loro schiera di legali, giuristi e legislatori per trovare scappatoie normative per disapplicare i provvedimenti al vaglio del governo nazionale. «In Toscana già dal 1999 era attiva la dichiarazione di inizio attività, non servono quindi le perizie giurate di cui si parla tanto oggi», Conti. «Ad una prima lettura il decreto appare una messa in mora delle competenze regionali. Il governo dovrebbe limitarsi a dettare i principi generali invece con questo decreto entra nel dettaglio, anche minuto. Peraltro si adombra la sospensione de facto delle leggi regionali in materia urbanistica, alla faccia del dibattito sul federalismo!», Martini. «Sembrano confermate le peggiori previsioni. Si profila un decreto che contiene evidenti profili di incostituzionalità e che rappresenta quindi una ferita intollerabile alle competenze e al ruolo delle regioni. Una ferita – conclude Conti – che sembra destinata ad anticipare altre ferite al territorio, innescando una situazione di gestione caotica e di deregolamentazione selvaggia», ancora Conti. «Andremo al conflitto istituzionale», Conti.

Evidentemente quello istituzionale, preannunciato dall’assessore Conti, non sarà l’unico scontro al quale dovrà fare fronte. La Toscana sarà probabilmente l’unica regione italiana, e forse europea, a scontrarsi con il motore della propria economia: le PMI. Ovvero, l’incolmabile distanza che si è storicamente creata tra la classe dirigente e le attività produttive e la gente sembra essere arrivata ai livelli massimi, al punto in cui l’azione amministrativa, invece di recepire ed agevolare le esigenze del lavoratore, le contrasta. Caso più unico che raro nel panorama politico-ecomomico europeo, credo. Il presidente di Confartigianato Toscana, Guerrini, legge così la situazione:  «In questo paese il fardello di burocrazia che ogni cittadino sopporta è asfissiante, tantopiù in un momento di crisi come questo. Tutte le iniziative che vanno a sfoltire controlli e controllori che spesso servono ad alimentarsi sono ben accetti». Il presidente di CNA Firenze, Nenci, invece avverte: «Non è vero che il provvedimento esautora i Comuni, ma semmai li responsabilizza affidando loro l´indirizzo e la pianificazione urbanistica, oltre che la vigilanza, sollevandoli da qualche adempimento autorizzativo. Il piano semplifica le procedure – ad esempio affidando alla certificazione dei periti la conformità degli interventi – e rappresenta un volano in grado di rimettere in moto la locomotiva dello sviluppo di una filiera economica della quale fanno parte tanti professionisti progettisti, costruttori, impiantisti, falegnami. Solo in provincia di Firenze, 4.000 tra ingegneri, architetti, periti, geometri, e 16.180 imprese edili. Che la Regione, invece di bocciare il piano casa del governo si attivi perché i 750 milioni per la messa in sicurezza degli edifici pubblici siano assegnati, anziché con un´unica gara nazionale che favorirebbe i grandi gruppi e il subappalto, con affidamenti locali fino a 500.000 euro. E lo stesso si faccia con gli immobili delle Ferrovie che, in base all´accordo per la Tav, vanno ristrutturati e destinati ad altri usi.». Poi prosegue: «A Firenze incentiverebbe una rapida approvazione del piano strutturale e la partenza immediata di cantieri per risanare tanti edifici. Pericolo di abusivismo edilizio? Non più grave dell´ossessione burocratica che sta uccidendo l´edilizia». Intanto la Pramac, azienda senese attiva nel settore delle energie alternative, rinuncia all’apertura di un nuovo stabilimento in Toscana a causa delle lentezze nel rilascio delle autorizzazioni e si trasferisce in Svizzera con un investimento di 85 milioni di euro ed una prospettiva occupazionale di 150 unità per la produzione di pannelli fotovoltaici di nuova generazione. La fabbrica ticinese sarà pronta entro il 2009, ad un anno esatto dal deposito delle domande.

E quella che Nenci chiama ossessione burocratica sappiamo perché stia così a cuore ai nostri amministratori.