Memento

12 10 2009




Germania – Italia

15 10 2007

grosso01m.jpg

Ho trovato questo interessante intervento che vorrei che rimanesse nel blog.
Si tratta della Rubrica “Lettere al Corriere”, dal Corriere della Sera on-line, risponde Sergio Romano.

Germania pulita e ordinata, Italia trasandata

Torno da un viaggio in Germania. Ho visitato alcune città: Berlino, Dresda, Lipsia, Norimberga, Ulm, Monaco, Ratisbona. Sono rimasto colpito per alcuni stili di vita e la pregherei di illuminarmi sul perché noi Italiani viviamo tanto diversamente. Per quanto abbia cercato, non ho mai trovato un graffito o qualsiasi cosa che vi assomigliasse se non su ciò che resta del famoso «muro di Berlino». Il traffico è intenso, ma sempre scorrevole e soprattutto non ho mai visto parcheggi selvaggi, ma neanche – in genere – macchine parcheggiate, seppur regolarmente, per strada. Ma dove le tengono? Ho incontrato diversi extracomunitari, ma mai con mercanzie varie esposte sulla pubblica via a occupare marciapiedi e luoghi di pubblico passaggio, come accade, per esempio, a Milano sotto la galleria Vittorio Emanuele o nella centralissima via Torino.
Non ho mai visto escrementi di animali per strada, se non una sola volta a Ulm. Ma come mai tutto ciò? Perché dobbiamo vivere in modo così diverso? È il carattere italico o sono i governanti?

Antonio Salmeri, ********@tiscali.it

Caro Salmeri,
potrei risponderle che i due Paesi sono anzitutto morfologicamente diversi. L’Italia è più montuosa (un terzo del suo territorio è molto limitatamente abitabile) e molte delle sue città hanno ancora un centro antico, disegnato durante il Medio Evo o il Rinascimento per le esigenze di una piccola popolazione. È molto più facile, in Germania, costruire ferrovie, autostrade, tunnel, parcheggi automobilistici. E le devastazioni della guerra hanno favorito la modernizzazione delle sue città.
Era inevitabile, quindi, che i trasporti moderni e l’urbanizzazione avessero sull’Italia effetti molto più traumatici di quanto non sia accaduto nei Paesi europei a nord delle Alpi o in una terra prevalentemente pianeggiante come quella spagnola. Potrei aggiungere che vi sono piccole città italiane in cui l’amministrazione comunale e l’orgoglio dei cittadini hanno saputo amministrare il patrimonio urbano nel miglior modo possibile.Matemo che queste risposte, alla fine, non darebbero soddisfazione né a lei né a me. Troppe città italiane sono sporche, trasandate, sommerse da graffiti e venditori ambulanti.
La lista delle responsabilità è lunga. Gabriele Albertini, quando era sindaco di Milano, dichiarò guerra ai graffiti. Ma la città, alla fine del suo secondo mandato, era più imbrattata di prima.
Dopo il suo ingresso a Palazzo Marino, Letizia Moratti ha fatto dichiarazioni rassicuranti, ma non mi sembra che stia ottenendo, per ora, buoni risultati. Se qualcuno sostiene che le scritte sui muri di una casa sono, oltre a tutto, una violazione del diritto di proprietà, rischia di essere considerato capitalista e asociale. Se afferma che i venditori extracomunitari di merce contraffatta andrebbero perseguiti con il rigore della legge, corre il rischio di passare per xenofobo. Se constata che questi reati si commettono sulla pubblica via e che i magistrati di passaggio dovrebbero applicare il principio secondo cui l’azione penale è obbligatoria, potrebbe essere considerato pregiudizialmente ostile alla magistratura.
Se rileva che le regole del traffico e dei parcheggi vengono sistematicamente violate e che le forze dell’ordine potrebbero fare nelle città ciò che la polizia della strada cerca di fare nelle autostrade, un portavoce gli risponderà che hanno altre faccende, ben più importanti, di cui occuparsi.
La colpa, in ultima analisi, è un po’ di tutti. Gli uomini politici non amano prendere decisioni difficili e impopolari. La sinistra massimalista considera il vandalismo una forma di protesta sociale.
E molti magistrati sembrano avere adottato una vecchia massima del diritto romano: de minimis non curat praetor, il pretore non si occupa delle piccole cose.
Alla lista dei responsabili, caro Salmeri, aggiunga i singoli italiani.
Per spiegarmi meglio farò un esempio. In uno dei portici più eleganti di Milano, fra negozi di moda e bar frequentati dai funzionari degli uffici e delle banche, il Comune ha installato a suo tempo alcuni vasi di cemento per piante ornamentali. Ma i vasi vengono usati soprattutto come posacenere e sono traboccanti di mozziconi.
Dovrebbero abbellire il portico e producono il risultato opposto.
Vi sono città europee in cui i negozianti considerano lo spazio che li circonda come parte integrante della loro facciata e non esitano, se necessario, a tenerlo pulito. Da noi la pulizia comincia sulla soglia del negozio. Il resto è suolo pubblico, e può restare sporco.