Competenze professionali degli iscritti all’albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

14 11 2008

1. Premessa

Quella delle competenze professionali è questione che, praticamente da sempre, ha impegnato la categoria in confronti, anche accesi, con le altre professioni tecniche, spesso tendenti ad invadere ambiti di competenza esclusiva o, viceversa, a restringere competenze comunque attribuite dalla legge agli architetti.

Con l’entrata in vigore del D.P.R. 328/01, il tema delle competenze non solo è tornato in primo piano ma ha assunto nuova ed imprevista valenza in quanto la presenza di ben sei diverse figure professionali nello stesso Albo, con relative e diverse attribuzioni, ha veicolato per la prima volta il problema all’interno dell’Ordine.

La prospettiva di approccio che ne deriva è assai diversa da quella fino ad oggi seguita, votata essenzialmente al confronto, quando non alla contrapposizione, con altri Ordini o Collegi. Oggi, e per la prima volta, l’Ordine è infatti chiamato a chiarire problematiche di competenza professionale non per tutelare tutti i propri iscritti da azioni esterne alla categoria ma, al contrario, per regolare gli ambiti professionali dei medesimi anche, e soprattutto, gli uni rispetto agli altri. L’azione regolatrice che ne conseguirà discende direttamente dall’obbligo istituzionale di definire con la massima chiarezza e trasparenza le competenze proprie di ciascuna delle figure professionali che compongono l’Albo. Ciò sia al fine di adempiere un ineludibile e non procrastinabile passaggio dovuto nei confronti della collettività (che ha diritto, come ovvio, alla massima chiarezza sulle attribuzioni di ciascuna delle sei figure professionali presenti nell’Albo) sia per prevenire possibili attriti ed incomprensioni tutte interne all’Ordine, i cui effetti potrebbero risultare deleteri quando non dirompenti.

La condivisione in materia di competenza esclusiva e non, quale che sia la sua articolazione nell’esito finale dell’attuale periodo di riflessione, è comunque condizione essenziale per la credibilità del ruolo etico e sociale della nostra professione.

L’ipotesi tracciata, ovviamente aperta a tutti gli sviluppi ed approfondimenti, è una prima bozza che si pone come obiettivo una lettura comparata delle competenze che, nel nuovo panorama normativo, afferiscono a vecchie e nuove figure professionali.


2. Fonti Normative

Per le riflessioni che seguono sono state assunte a riferimento le principali fonti normative che, direttamente od indirettamente, disciplinano le competenze degli architetti e cioè :

a) R.D. 16 marzo 1942 n.262 “Approvazione del testo del Codice Civile “- art. 2229

b) Legge 24 giugno 1923 n. 1395 “Tutela del titolo e dell’esercizio professionale degli ingegneri e degli architetti”

c) R.D. 23 ottobre 1925 n. 2537 “Approvazione del regolamento per le professioni di ingegnere ed architetto”

d) R.D. 16 novembre 1939 n. 2229 “Norme per la esecuzione delle opere in c.a.”

e) Legge 2 marzo 1949 n. 143 “Approvazione della tariffa degli onorari per le prestazioni professionali degli ingegneri ed architetti”

f) Legge 5 novembre 1971 n.1086 “Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica”.

g) Legge 2 febbraio 1974 n.64 “Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche”.

h) Direttiva 85/384/CEE del 10 giugno 1985 e Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n.129 “Attuazione delle direttive n. 85/384/CEE, n.85/614/CEE e n. 86/17/CEE in materia di riconoscimento dei diplomi, delle certificazioni ed altri titoli nel settore dell’architettura”

i) D.P.R. 5 giugno 2001 n.328 “Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, nonche’ della disciplina dei relativi ordinamenti”.

Si trascurano, per il momento, le norme che disciplinano progettazione, direzione e collaudo di impianti tecnologici, in quanto scarsamente attinenti (dato all’attuale livello di primo approccio al tema) l’oggetto della presente nota.


3. Le innovazioni introdotte dal D.P.R. 328/01

Il D.P.R. 328/01, fra le molte innovazioni, ha introdotto cinque nuove figure professionali (pianificatore, paesaggista, conservatore, architetto junior e pianificatore junior) che affiancano quella tradizionale di architetto.

Se da un lato è certo che la nuova disciplina non ha mutato le competenze attribuite alla nostra categoria professionale (e cioè agli iscritti all’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti, e conservatori), dall’altro è tutt’altro che chiaro quali siano le attività attribuite, in via esclusiva o meno, all’una ed all’altra figura professionale interna alla categoria.

L’art. 3 precisa infatti, in linea generale, come ciascun settore corrisponda a circoscritte e individuate attività professionali ed inoltre come il professionista iscritto in un settore non possa esercitare le competenze di natura riservata attribuite agli iscritti ad altri settori della stessa sezione.

Come noto l’art. 15 del D.P.R. 328/01 ha istituito nell’Albo due sezioni, la sezione A (riservata a coloro in possesso di laurea quinquennale o specialistica) e la sezione B (riservata ai laureti triennali). La sezione A è suddivisa in quattro settori (architettura, pianificazione territoriale, paesaggistica, conservazione dei beni architettonici ed ambientali) mentre la sezione è suddivisa in due settori (architettura e pianificazione).

L’art. 16 regola invece le attività professionali attribuite a ciascun settore delle due sezioni, ma la sommarietà delle indicazioni ivi contenute, quanto meno ad una prima lettura, può far sorgere qualche perplessità in ordine gli effettivi limiti di competenza delle varie figure professionali. Perplessità che possono rivelarsi assai pregiudizievoli per la categoria sia per la difficoltà di circoscrivere esattamente le attribuzioni delle figure triennali (che per molti versi ripropongono, seppur su un piano diverso, l’annoso equivoco delle competenze dei tecnici diplomati) sia per la percezione di particolare specializzazione che l’utente può avere in relazione alle nuove figure professionali quinquennali rispetto a quella tradizionale di architetto.

E’ dunque proprio sulle disposizioni dell’art. 16 che un approfondimento si impone, in rapporto, anche e soprattutto, alla legislazione previgente.


4. Architetto (sezione A settore A)


4.1 Competenze dell’Architetto

Le competenze dell’architetto sono trattate dal primo comma dell’art. 16 del D.P.R. 328/01, in quale recita:

“Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore “architettura”, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, le attività già stabilite dalle disposizioni vigenti nazionali ed europee per la professione di architetto, ed in particolare quelle che implicano l’uso di metodologie avanzate, innovative o sperimentali.”

Dunque, la nuova disciplina niente ha innovato per quanto attiene le attribuzioni e riserve di competenza esclusiva degli architetti, per i quali espressamente prevede il mantenimento delle competenze già attribuite dalle precedenti disposizioni sia nazionali che europee.

Preme rilevare, fin da subito, come detta conferma valga:

· per le competenze storicamente comuni con altre categorie tecniche, tipicamente con gli ingegneri ed i geometri ma oggi anche con le altre figure professionali iscritte allo stesso Ordine;

· per le competenze attribuite in via esclusiva agli architetti e quindi non esercitabili da alcuna altra figura professionale, neppure quando iscritta alla stesso ordine (anche se sull’argomento qualche circoscritta eccezione in realtà si configura).


4.2 Competenze comuni con altre figure professionali

Le competenze storiche e consolidate dell’architetto sono quelle condivise con gli ingegneri e stabilite dall’art. 52 del R.D. 23.10.1925 n. 2537: “Formano oggetto tanto della professione di Ingegnere quanto di quella di Architetto le opere di edilizia civile, nonchè i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative.”

La nozione di “opere di edilizia civile”, nella sua più ampia e consolidata accezione, deve intendersi come comprensiva di tutti gli interventi in materia edilizia ed urbanistica, dal momento della progettazione a quello del collaudo, per i quali la legge non stabilisca le diverse e specifiche competenze professionali trattate all’art. 51 e da questo riservate agli ingegneri.

In sostanza il legislatore del 1925 ha utilizzato la dizione “edilizia civile” per indicare la categoria residuale di opere non previste dall’art. 51, per le quali (e solo per le quali) ha ritenuto che la particolare complessità tecnica e l’implicazione di conoscenze peculiari dovesse comportare una riserva di competenza favore degli ingegneri.

L’amplissima portata della nozione di “opere di edilizia civile” che ne è conseguita è stata ribadita nel tempo sia da autorevoli pareri ministeriali che da numerose pronunce giurisprudenziali, le quali hanno sgombrato il campo da qualsiasi possibile dubbio residuo.

Comune competenza con gli ingegneri (e, seppur solo parzialmente, con altre categorie tecniche) sussiste quindi:

1) per le costruzioni civili di qualsiasi tipo e dimensione, sia nel caso delle nuove costruzioni che degli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente (fatto salvo il caso degli edifici di valori storico artistico, per i quali, come dettagliato nel prosieguo, la competenza è esclusiva);

2) per le opere di urbanizzazione primaria (quali le opere stradali, gli impianti fognari, la pubblica illuminazione, il verde, ecc) quando strettamente connesse agli edifici e necessarie alla utilizzazione degli stessi ed in quanto tali da ricondursi nell’ampia accezione di “opere civili” di cui si è detto;

3) per le opere di urbanizzazione secondaria, peraltro riconfermata come esclusiva da norme di settore quali quelle in materia di edilizia scolastica.

4) per le opere di impiantistica civile, in quanto facenti parte integrante delle “opere di edilizia civile” espressamente attribuite all’architetto dall’art. 52 del R.D. 2537/25 (fermo restando che esulano dalla competenza del medesimo gli impianti industriali e quelli ad essi assimilabili);

5) per le prestazioni attinenti l’urbanistica e la pianificazione territoriale.


4.3 Competenze esclusive

Il già più volte citato art. 52 del R.D. 23.10.1925 n. 2537, configura anche le uniche vere e proprie riserve di competenza esclusiva a favore degli architetti: “Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla legge 20 giugno 1909, numero 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di Architetto, ma la parte tecnica può essere com­piuta tanto dall’Architetto quanto dall’In­gegnere”.

La portata della norma è più ampia di quanto molti ritengano, stabilendo una indubbia riserva a favore degli architetti per quanto attiene:

a) gli interventi sugli immobili comunque contemplati dalla legislazione in materia di beni culturali (e cioè a suo tempo dalla L. 364/09, poi dalla L. 108/39 ed oggi dal Titolo I del D.Lgs. 490/99) e ciò sia nei casi di vincolo derivante da notifica diretta che di vincolo ope legis che, infine, di vincolo indiretto;

b) le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico, comprendendo in simile ampia nozione sia gli interventi sugli edifici esistenti in tutti i casi in cui i medesimi rivestano interesse storico artistico, seppur non talmente rilevante da giustificare l’imposizione del vincolo monumentale, che le nuove costruzioni in tutti i casi in cui queste intendano assumere preciso ed autonomo valore artistico.

Per quanto attiene l’ambito riservato di cui alla lettera “a” è ormai definitivamente chiarito come esso sia esteso a tutti i beni contemplati nella legislazione di tutela e cioè:

· agli edifici oggetto di notifica ai sensi degli artt. 1-3 della L. 1089/39 (oggi artt. 2-6-8 D.Lgs. 490/99);

· agli edifici tutelati “ope legis” per effetto del combinato disposto degli artt. 1e 4 della L. 1089/39 (oggi artt. 2 e 5 D.Lgs. 490/99);

· agli edifici sottoposti a tutela indiretta ai sensi dell’art. 21 della L. 1089/39 (oggi art. 49 D.Lgs. 490/99).

Meno rigorosamente delimitato, ma non per questo meno sussistente, l’ambito riservato di cui alla lettera “b”. Esso comprende tutte le “opere di edilizia civile che presentano carattere artistico” e cioè tutti gli interventi che trovano nel carattere artistico il proprio elemento distintivo.

Ovviamente la principale difficoltà, in questo secondo ambito, è quella di definire se e quando una determinata opera, sia essa di nuova costruzione che di recupero del patrimonio edilizio esistente, presenti carattere artistico sufficientemente elevato da giustificare una riserva di competenza in favore di una categoria professionale e in danno di tutte le altre.

Per quanto attiene gli interventi di recupero, ciò può risultare agevole nei casi in cui l’importante valore di determinati edifici, seppur non così rilevante da giustificare l’imposizione del vincolo ai sensi del Titolo I del D.Lgs. 490/99, è stabilito da atti della pubblica amministrazione (tipicamente le classificazioni del patrimonio edilizio esistente operate dagli strumenti urbanistici in attuazione di leggi regionali) e quindi determinato in via oggettiva. Meno agevole il caso in cui non soccorra alcuna formale classificazione, eventualità in cui la valutazione di merito non può che essere demandata al soggetto comunale preposto al rilascio della concessione edilizia o comunque dell’atto abilitante all’esecuzione delle opere.

Più labili sono i confini della competenza esclusiva quando si tratti di nuove costruzioni, in quanto per le medesime non può soccorrere alcuna classificazione di Piano Regolatore od altra forma di tutela specifica comunque imposta. E’ però certo che si rientri nell’ambito riservato di cui all’art. 52 ogni qualvolta una nuova costruzione intenda, programmaticamente, assumere spiccato ed autonomo valore artistico.

Rientra pertanto nell’am­bito della competenza esclusiva dell’architetto qualsiasi opera, ivi comprese le nuove costruzioni, che espli­ci­tamente intenda assu­mere autonomo valore artistico e che in quanto tale sia stata promossa, fi­nanziata od autorizzata.

La riserva di competenza esclusiva di cui all’art. 52 del R.D. 2537/25 opera quindi ancora pienamente e non consente mai di prescindere dall’opera del­l’archi­tetto quando si tratti di intervenire su edifici di valore storico-artistico o di eseguire opere civili che comunque assumano carattere arti­stico.

Resta ovviamente ferma la possibilità per altri tecnici di concorrere nell’opera, curando la mera parte tecnica dell’intervento, affiancando e suppor­tando l’ar­chi­tetto, dalla cui opera, in nessun caso, è ammesso prescin­dere.


4.4 Competenze comuni con altri settori o sezioni dell’Albo

Tutte le competenze delle altre figure professionali iscritte all’Albo, sia della sezione A che della sezione B, sono da intendersi in comune con l’architetto, al quale nessuna competenza è sottratta rispetto a quelle, amplissime, attribuitegli dalla normativa previgente.


4.5 Competenze che esulano dal campo professionale dell’architetto

Esulano dal campo professionale dell’architetto le sole opere contemplate all’art. 51 del R.D. 2537/25 e da questo riservate agli ingegneri.

Va peraltro sottolineato come detta esclusione, per quanto attiene le opere di urbanizzazione primaria (opere stradali, sistemi fognari, reti idriche, reti elettriche e telefoniche, impianti tecnici e tecnologici, ecc) sussista solo quanto le medesime abbiano speciale importanza o propria autonomia progettuale e funzionale, tanto da esulare dalla nozione di “opere di edilizia civile”, per le quali, già si è detto, la competenza è comune.

Esulano invece sempre dal campo professionale dell’architetto:

· gli impianti di depurazione e le opere idrauliche,

· le opere ferroviarie e quelle stradali extraurbane,

· le macchine e gli impianti industriali.


5. Pianificatore Territoriale (sezione A settore B)


5.1 Competenze del Pianificatore Territoriale

Le competenze del pianificatore territoriale sono disciplinate dal secondo comma dell’art. 16 del D.P.R. 328/01, in quale recita:

“Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore pianificazione territoriale:

j) la pianificazione del territorio, del paesaggio, dell’ambiente e della città;

k) lo svolgimento e il coordinamento di analisi complesse e specialistiche delle strutture urbane, territoriali, paesaggistiche e ambientali, il coordinamento e la gestione di attività di valutazione ambientale e di fattibilità dei piani e dei progetti urbani e territoriali;

l) strategie, politiche e progetti di trasformazione urbana e territoriale.”

Il campo professionale del pianificatore è quindi chiaramente votato alla pianificazione territoriale ed urbanistica, con particolare riferimento alle attività di coordinamento ed alle analisi complesse legate alla pianificazione ed alle strategia di trasformazione urbana e territoriale.

Meno chiara (e quindi meritevole di approfondimento) è la competenza del pianificatore allorchè dal livello di area vasta o di mera valutazione strategica si arrivi al livello dei “progetti di trasformazione urbana”, nozione che ha poco riscontro nella legislazione edilizia-urbanistica (salvo forse per quanto attiene le S.T.U. ma che certo non può essere ricondotta solo a queste).

In linea generale, e solo a titolo di primo approccio alla questione, potrebbe ritenersi che i “progetti di trasformazione urbana” di competenza del pianificatore debbano essere ricondotti ai “piani particolareggiati” di cui all’art. 13 della L. 1150/42 e cioè a quei piani che, seppur attuativi dello strumento urbanistico generale, abbiano ancora natura essenzialmente urbanistica e non architettonica.

Da ciò discende che esulano dalla competenza del pianificatore quei piani attuativi di dettaglio, ad esempio i P.d.R. di cui all’art. 28 della L. 457/78, i cui contenuti divengono più propriamente architettonici.

In tale ottica, ed ancora a titolo di esempio, non potrebbero ritenersi di competenza del pianificatore piani di dettaglio tale da consentire l’attuazione degli interventi edilizi tramite D.I.A. secondo quanto previsto dall’art. 22, comma 3, lettera “b” del D.P.R. 380/01. Ciò in quanto tale tipo di piani comporta inevitabilmente una progettazione architettonica che, pacificamente, esula dalle competenze del pianificatore.

In estrema sintesi, può affermarsi che la competenza del pianificatore si fermi là dove dall’ambito disciplinare dell’urbanistica si passi a quello della progettazione architettonica, quale che sia la denominazione del piano attuativo interessato.


5.2 Competenze esclusive

Nessuna delle competenze attribuite al pianificatore territoriale è di natura esclusiva, rientrando tutte anche nelle attribuzioni dell’architetto e, spesso, anche di altre categorie professionali (ad esempio gli ingegneri).


5.3 Competenze comuni con altri settori o sezioni dell’Albo

Tutte le competenze del pianificatore territoriale rientrano anche nelle attribuzioni dell’architetto.

Per quanto attiene la sola redazione di piani paesistici sussiste inoltre comune competenza con il paesaggista:

In comune con il pianificatore junior (oltre che con l’architetto) sono infine tutte le competenze attribuite a quest’ultimo dall’art. 16, comma 5, lettera “b”,


5.4 Competenze che esulano dal campo professionale del pianificatore

Esulano dal campo professionale del pianificatore le competenze attribuite agli altri settori della sezione A (con la sola eccezione dei piani paesistici) nonché al settore A della sezione B, ed in particolare:

1) la progettazione architettonica ed edilizia in genere,

2) la progettazione strutturale ed impiantistica,

3) le operazioni di estimo,

4) qualsiasi altra competenza non direttamente riconducibile a quelle previste dal secondo comma dell’art. 16.


6. Paesaggista (sezione A settore C)


6.1 Competenze del Paesaggista

Le competenze del paesaggista sono disciplinate dal terzo comma dell’art. 16 del D.P.R. 328/01, in quale recita:

“Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore paesaggistica:

a) la progettazione e la direzione relative a giardini e parchi;

b) la redazione di piani paesistici;

c) il restauro di parchi e giardini storici, contemplati dalla legge 20 giugno 1909, n. 364, ad esclusione delle loro componenti edilizie.”

Il campo professionale del pianificatore risulta delineato con sufficiente chiarezza dalla norma, che (per quanto opinabile nella sua ristrettezza) lascia spazio a pochi dubbi.

Va comunque segnalato:

come le competenze di cui alla lettera “b” siano a comune non solo con gli architetti ma anche con i pianificatori territoriali (abilitati anche alla pianificazione del paesaggio);

come le competenze di cui alla lettera “c” (seppur comunque ad esclusione delle componenti edilizie) siano in qualche misura sovrapposte a quelle che la legislazione previgente riservava in via esclusiva all’architetto per la già richiamata disposizione del secondo periodo dell’art. 52 del R.D. 2357/25.


6.2 Competenze esclusive

Nessuna delle competenze attribuite al paesaggista è di natura esclusiva.


6.3 Competenze comuni con altri settori o sezioni dell’Albo

Tutte le competenze del paesaggista rientrano anche nelle attribuzioni dell’architetto (e, spesso, anche di altre categorie professionali, ad esempio gli ingegneri).

Per quanto attiene la sola redazione di piani paesistici sussiste inoltre comune competenza con il pianificatore territoriale:

6.4 Competenze che esulano dal campo professionale del paesaggista

Esulano dal campo professionale del paesaggista le competenze attribuite agli altri settori della sezione A (con la sola eccezione dei piani paesistici) e della sezione B, ed in particolare:

· le opere di progettazione architettonica ed edilizia in genere (ivi compreso il restauro delle componenti edilizie di giardini e parchi storici),

· le operazioni di estimo,

· la progettazione strutturale ed impiantistica,

· le prestazioni inerenti l’urbanistica e la pianificazione territoriale (fatti salvi i soli piani paesistici),

· qualsiasi altra competenza non direttamente riconducibile a quelle previste dal terzo comma dell’art. 16,


7. Conservatore (sezione A settore D)


7.1 Competenze del Conservatore

Le competenze del conservatore sono disciplinate dal quarto comma dell’art. 16 del D.P.R. 328/01, in quale recita:

“Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore conservazione dei beni architettonici ed ambientali:

a) la diagnosi dei processi di degrado e dissesto dei beni architettonici e ambientali e la individuazione degli interventi e delle tecniche miranti alla loro conservazione.”

Analogamente al paesaggista, il campo professionale del pianificatore risulta delineato con sufficiente chiarezza dalla norma, che anche in questo caso lascia spazio a pochi dubbi.

Si tratta infatti di competenze tutte orientante alla diagnosi ed alla individuazione degli interventi e delle tecniche più idonee alla conservazione dei beni architettonici ed ambientali, senza peraltro che tali competenze presuppongano la possibilità di progettare o dirigere lavori neppure in tale limitato ambito.

A differenza del paesaggista, e nonostante il titolo attribuitogli dalla legge, le competenze del conservatore (in quanto non abilitato alla progettazione) non si sovrappongono effettivamente a quelle dell’architetto in quanto egli mantiene un ruolo di supporto specialistico al progettista che, nel caso di beni di valore storico artistico, altri non può essere che un architetto (fatto salvo il caso, del tutto marginale, del restauro dei giardini storici).

Ne consegue che, a differenza del paesaggista, il conservatore con incide minimamente sulla riserva di competenza esclusiva attribuita all’architetto dall’art. 52 del R.D. 2357/25 per quanto attiene gli interventi su edifici di valore storico o artistico.


7.2 Competenze esclusive

Nessuna delle competenze attribuite al conservatore è di natura esclusiva.


7.3 Competenze comuni con altri settori o sezioni dell’Albo

Tutte le competenze del conservatore rientrano anche nelle attribuzioni dell’architetto.


7.4 Competenze che esulano dal campo professionale del conservatore

Esulano dal campo professionale del conservatore le competenze attribuite agli altri settori della sezione A ed in particolare:

· qualsiasi tipo di progettazione architettonica ed edilizia (ivi compresa quella su ediifici di valore storico artistico)

· le operazioni di estimo,

· la progettazione strutturale ed impiantistica,

· le prestazioni inerenti l’urbanistica e la pianificazione territoriale,

· qualsiasi altra competenza non direttamente riconducibile a quelle previste dal quarto comma dell’art. 16,


8. Architetto Junior (sezione B settore A)


8.1 Competenze dell’Architetto Junior

Le competenze dell’architetto junior sono disciplinate dalla lettera “a” del quinto comma dell’art. 16 del D.P.R. 328/01, in quale recita:

“Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione B, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa:

a) per il settore “architettura”:

1) le attività basate sull’applicazione delle scienze, volte al concorso e alla collaborazione alle attività di progettazione, direzione dei lavori, stima e collaudo di opere edilizie, comprese le opere pubbliche;

2) la progettazione, la direzione dei lavori, la vigilanza, la misura, la contabilità e la liquidazione relative a costruzioni civili semplici, con l’uso di metodologie standardizzate;

3) i rilievi diretti e strumentali sull’edilizia attuale e storica”.

Le competenze dell’architetto junior sono quelle che, ad una prima lettura, appaiono meno esattamente definite o che comunque paiono lasciare più ampi margini interpretativi.

In realtà, dopo una lettura più attenta, i limiti delle attribuzioni dell’architetto junior non sono poi così labili.

Per quanto attiene le competenze di cui al punto 1 della lettera “b”, queste sono abbastanza chiare ed attribuiscono al tecnico laureato triennale un ruolo di supporto e collaborazione in tutte le fasi del processo edilizio (progetto, direzione lavori, stima, collaudo, ecc.) di competenza propria dell’architetto o dell’ingegnere. Questa pare la vocazione principale della figura professionale dell’architetto junior, coerente sia con il percorso formativo e soprattutto con i contenuti dell’esame di stato che lo abilita all’esercizio della professione, tutti orientati allo sviluppo, fino a livello esecutivo, di progetti altrui nonché al controllo economico e normativo del processo edilizio. In tale attribuzione non esistono limiti di dimensione o complessità dei progetti ai quali può partecipare l’architetto junior, ovviamente fermo restando il suo ruolo di supporto e collaborazione e mai di assunzione diretta delle responsabilità di progettazione o direzione dei lavori.

Diversamente hanno pesanti limitazioni le competenze previste dal punto 2 della stessa lettera “b”, in quanto esse concernono l’assunzione diretta di responsabilità di progettista e direttore dei lavori per quanto attiene “costruzioni civili semplici, con l’uso di metodologie standardizzate”.

Se la logica della norma è chiarissima (l’architetto junior non ha le stesse competenze di architetti ed ingegneri e pertanto, quando opera direttamente, soggiace ad importanti limitazioni in relazione alla complessità delle opere che può progettare o dirigere), meno agevole è definire con esattezza l’ambito delle limitazioni imposte.

Gli elementi discriminanti prescritti dalla norma sono due: la semplicità delle costruzioni e l’uso di metodologie standardizzate. Entrambi meritano un approfondimento.

La nozione di “costruzione civile semplice” ricorda, ad un primissimo approccio, quella di “modesta costruzione civlle” prevista dall’art. 16 del R.D. 274/29 come limitazione delle competenze professionali dei geometri e che è stata per decenni al centro del confronto con i tecnici diplomati. E’ però evidente fin da subito come l’attributo di “semplice” non comporti tutte le limitazioni che invece conseguono quello di “modesta”, cosicché le competenze progettuali dell’architetto junior sono, come naturale dato il diverso percorso formativo, meno ristrette di quelle del geometra.

L’ormai consolidata accezione di “modesta costruzione” ne individua la limitazione nella modestia dell’impegno progettuale che essa presuppone e quindi, in sostanza, nella modestia sia quantitativa che qualitativa dell’opera da progettare o dirigere. Per rientrare nelle competenze del tecnico diplomato una costruzione civile deve quindi essere non solo di ridotte dimensioni ma anche priva di qualsiasi implicazione (costruttiva, vincolistica, tipologica, distributiva, ecc.) che presupponga impegno progettuale non modesto.

Profondamente diversa l’accezione di “costruzione civile semplice”. Essa non presuppone limiti di carattere quantitativo ma solo di natura qualitativa, rilevando la semplicità della progettazione e non la dimensione dell’opera progettata. Deve peraltro sottolinearsi come detta “semplicità” debba riguardare tutti gli aspetti della progettazione, ben potendosi presentare casi nei quali è la stessa dimensione dell’intervento a comportare di per sé difficoltà progettuali e quindi a sottrarre una determinata opera dalla casistica delle costruzioni semplici (è il caso, ad esempio, degli insediamenti industriali di dimensioni consistenti che, seppur costituiti da una pluralità di costruzioni qualificabili come semplici se considerate ciascuna a se stante, rivelano nel loro insieme indubbi aspetti di complessità direttamente discendenti dalla dimensione dell’insediamento e dalla molteplicità delle relazioni che nascono tra numerosi elementi di per sé elementari o tra gli stessi ed il contesto).

La fondatezza dell’approccio interpretativo proposto appare confermata dall’altro elemento assunto dalla norma per stabilire i limiti delle competenze progettuali dell’architetto junior e cioè l’uso di ”metodologie standardizzate”. E’ infatti evidente come da un lato il ricorso ad una metodologia standardizzata renda di per sé semplice la progettazione e dall’altro come non sia possibile ricorrere a tale metodologia non appena il tema progettuale esca dalla norma e presupponga approcci specifici o comunque non standardizzabili.

La correlazione dei due elementi in precedenza trattati (la semplicità della costruzione e l’uso di metodologie standardizzate) individua compiutamente i limiti delle competenze di cui al numero 2 della lettera “b”.

Per quanto attiene la “semplicità” della costruzione, questa può essere individuata con una certa agevolezza assumendo a riferimento le categorie individuate all’art. 14 della L. 143/49. Per quanto attiene la classe 1, sono certamente da considerarsi semplici le costruzioni di cui alla lettera “a” e probabilmente possono esserlo buona parte delle costruzioni di cui alla lettera “b” quando di piccola dimensione, anche se in questo secondo caso sarà certamente opportuno procedere ad alcune esclusioni posto che, oggigiorno, non può certamente ritenersi semplice un ospedale, per quanto piccolo, od una stazione di media importanza. Viceversa potrebbero considerarsi semplici, sempre se di piccola dimensione, alcune delle costruzioni contemplate alla lettera “c” e segnatamente i “villini semplici e simili”, fermo restando che, per maggior chiarezza, sarebbe particolarmente auspicabile che, in sede di riforma della Tariffa, tutte le costruzioni “semplici” venissero riunite in una sola categoria appositamente dedicata

Per quanto attiene gli aspetti strutturali, sempre con riferimento all’art. 14 della L. 143/49, deve ritenersi che possano qualificarsi come “semplici” le strutture di cui alla lettera “f”, in quanto quelle di cui alla lettera “g” richiedono, per espressa definizione di legge, speciale studio tecnico.

Diverso invece il discorso per quanto attiene le “metodologie standardizzate”, per le quali non soccorre alcuna tabella o codificazione precostituita.

In linea generale appare certo come non possa ricorrersi ad alcuna metodologia standardizzata ogni qualvolta il tema progettuale, a prescindere dalla dimensione dell’opera, presupponga approccio specifico e puntuale alla progettazione, precludendo la possibilità di ricorrere a soluzioni già adottate da una pluralità di progettisti in casi passati e riutilizzabili, sempre da una pluralità di progettisti, in casi futuri (appunto standardizzate). Tale è, in primo luogo, il caso delle costruzioni da eseguirsi in aree soggette ad un qualche regime vincolistico (ed in particolare a quelli di carattere storico ed ambientale) in quanto presuppongo sempre un approccio progettuale specifico e non ripetibile, cosicché uno stesso tema trova soluzioni assai diverse tra loro a seconda del tipo di vincolo (o combinazione di vincoli) ricorrente, con ciò negando il concetto stesso di standardizzazione.

Con elencazione esemplificativa e non esaustiva, escludono il ricorso a metodologie standardizzate (con ciò esulando dalla competenza dell’architetto junior) le costruzioni sottoposte ai seguenti regimi vincolistici:

· vincolo storico artistico di cui al Titolo I del D.Lgs. 490/99 (già L. 1089/39);

· vincolo paesaggistico-ambientale di cui al Titolo II del D.Lgs. 490/99 (già L. 1497/39 e L. 431/85);

· aree od immobili assoggettati dagli strumenti urbanistici a discipline espressamente volte alla tutela delle loro caratteristiche paesaggistiche, ambientali, storico-archeologiche, storico-artistiche, storico-architettoniche e storico-testimoniali.

In definitiva, ed in prima approssimazione, la competenza dell’architetto junior a progettare e dirigere costruzioni civili trova le sue limitazioni:

· nella “semplicità” della costruzione, che non può mai eccedere le casistiche indicate alle lettere “a” e “b” (in questo caso escluse quanto meno stazioni ed ospedali) dell’art. 14 della L. 143/49, con l’aggiunta del solo caso dei “villini semplici e simili” contemplati alla lettera “c”;

· nella semplicità non solo della costruzione in quanto tale ma anche del progetto nella sua interezza, specie nel caso in cui la dimensione fisica dell’opera o la sua articolazione in una pluralità di elementi, risulti di per sè elemento di complessità;

· nel ricorso a metodologie standardizzate, e cioè a soluzioni progettuali mutuate da precedenti esperienze, anche altrui, e ripetibili in futuro;

· nella sussistenza di uno o più regimi vincolistici che presuppongono un approccio non standardizzato alla progettazione.

Ognuno dei parametri sopra indicati costituisce, di per sé, limite alla competenza dell’architetto junior ed è sufficiente a precludere la competenza di tale figura professionale in materia di progettazione e direzione lavori di costruzioni civili.

Assai più semplici ed immediate risultano infine le competenze di cui al numero 3 della lettera “b” e cioè “i rilievi diretti e strumentali sull’edilizia attuale e storica”. La portata e natura di tali attribuzioni è talmente chiara da non meritare particolari approfondimenti. Unica notazione di un certo interesse può formularsi in ordine alla espressa inclusione dei rilievi sull’edilizia storica tra le competenze dell’architetto junior.

In passato si è spesso discusso se tecnici diversi dall’architetto fossero a meno abilitati ad operare tale tipo di rilievi in quanto, da più parti, si è ritenuto che il rilievo di un edificio monumentale costituisse un primo ed essenziale momento della successiva progettazione e pertanto richiedesse, anch’esso, quella particolare preparazione e sensibilità propria della categoria degli architetti. In definitiva è sempre rimasto il dubbio se il rilievo di un edificio storico facesse parte integrante del progetto, e pertanto fosse riservato ai soli architetti, o se invece potesse rientrare in quella “parte tecnica” della prestazione che gli architetti storicamente condividono con ingegneri e geometri.

L’espressa indicazione di tale competenza tra le attribuzione dell’architetto junior parrebbe confortare la prima ipotesi (e cioè la qualifica del rilievo come parte integrante del progetto ed in quanto tale sottratto alla competenza di altre categorie tecniche), dato che diversamente non vi sarebbe stata alcuna necessità di una così puntuale precisazione.


8.2 Competenze esclusive

Nessuna delle competenze attribuite all’architetto junior è di natura esclusiva.


8.3 Competenze comuni con altri settori o sezioni dell’Albo

Tutte le competenze dell’architetto junior rientrano anche nelle attribuzioni dell’architetto.

Per quanto attiene i rilievi sull’edilizia storica sussiste inoltre comune competenza con il conservatore.


8.4 Competenze che esulano dal campo professionale dell’architetto junior

Esulano dal campo professionale dell’architetto junior tutte le competenze attribuite ai settori B, C, D della sezione A ed al settore B della sezione B nonché quelle attribuite all’architetto (sezione A, settore A) salvo quando rientranti nei limiti di cui all’art. 16, comma 5, lettera “a”, numero 2.

In particolare, quando assunte direttamente (e quindi non volte al concorso ed alla collaborazione con progettisti di rango superiore) esulano dalle competenze dell’architetto junior:

· la progettazione, direzione, vigilanza, misura, contabilità e liquidazione relative a costruzioni che non siano “semplici” o per le quali non si possa ricorrere a metodologie standardizzate,

· qualsiasi operazione su edifici di valore storico, fatta eccezione per il rilievo dei medesimi;

· qualsiasi operazione di estimo e di collaudo,

· la progettazione strutturale in zona sismica o che comunque richieda particolare studio tecnico;

· le prestazioni inerenti l’urbanistica e la pianificazione territoriale, ivi compresi i piani attuativi di qualsiasi natura ed entità;

· qualsiasi altra competenza non direttamente riconducibile a quelle previste dal numero 2 della lettera “a” del quinto comma dell’art. 16.


9. Pianificatore Junior (sezione B settore B)


5.1 Competenze del Pianificatore Junior

Le competenze del pianificatore junior sono disciplinate dalla lettera “b” del quinto comma dell’art. 16 del D.P.R. 328/01, in quale recita:

“Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione B, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa:

b) per il settore “pianificazione”:

1) le attività basate sull’applicazione delle scienze volte al concorso e alla collaborazione alle attività di pianificazione;

2) la costruzione e gestione di sistemi informativi per l’analisi e la gestione della città e del territorio;

3) l’analisi, il monitoraggio e la valutazione territoriale ed ambientale;

4) procedure di gestione e di valutazione di atti di pianificazione territoriale e relativi programmi complessi.”

Le competenze del pianificatore junior sono abbastanza chiare. Esse, da un lato, attribuiscono al tecnico laureato triennale una funzione di supporto e collaborazione nelle attività professionali rivolte alla pianificazione territoriale (la cui titolarità è limitata ad architetti e pianificatori territoriali) e, dall’altro, delineano una figura di tecnico specialista (esperto in sistemi informativi di settore, nell’analisi e monitoraggio del territorio e nella gestione e valutazione di atti di pianificazione) che pare particolarmente idonea a trovare collocazione nella pubblica amministrazione più che nella libera professione. Quanto precede in coerenza sia con il percorso formativo che con i contenuti dell’esame di stato che lo abilita all’esercizio della professione.


9.2 Competenze esclusive

Nessuna delle competenze attribuite al pianificatore junior è di natura esclusiva.


9.3 Competenze comuni con altri settori o sezioni dell’Albo

Tutte le competenze del pianificatore junior rientrano anche nelle attribuzioni dell’architetto e del pianificatore territoriale.


9.4 Competenze che esulano dal campo professionale del pianificatore junior

Esulano dal campo professionale del pianificatore junior tutte le competenze attribuite ai settori A, B, C, D della sezione A ed al settore A della sezione B salvo quando rientranti nei limiti di cui all’art. 16, comma 5, lettera “b”.

In particolare, quando assunte direttamente (e quindi non volte al concorso ed alla collaborazione con progettisti di rango superiore) esulano dalle competenze del pianificatore junior:

· qualsiasi tipo di progettazione, direzione, vigilanza, misura, contabilità e liquidazione lavori,

· qualsiasi operazione di estimo e di collaudo,

· la pianificazione del territorio, del paesaggio, dell’ambiente, della città ed in genere qualsiasi forma di progetto attinente l’urbanistica e la pianificazione territoriale, ivi compresi i piani attuativi di qualsiasi natura ed entità;

· qualsiasi altra competenza non direttamente riconducibile a quelle previste dalla lettera “b” del quinto comma dell’art. 16.


10. Nota di sintesi

L’organizzazione sistematica della materia, sin qui trattata in maniera volutamente tecnicistica ed innervata da riferimenti normativi, delinea inequivocamente come nella ratio del Decreto si stata operata, all’interno di un percorso formativo di pari estensione temporale, una differenziazione per segmenti conoscitivi che in qualche modo riconduce entro un quadro normativo l’espansione delle conoscenze, competenze e relative applicazioni avvenute entro la categoria.

L’assenza di competenze esclusive per i pianificatori, paesaggisti e conservatori rispetto all’architetto può prefigurare una conflittualità tutta interna alla categoria che, nell’attuale scenario sociale ed economico, è solo apparente e, fatto più grave, può risultare strumentale ad una logica di indebolimento della categoria.

La dinamica complessiva della professione richiede risposte sia in termini di conoscenza complessiva, esito di un percorso di apprendimento ampio ed articolato, che in termini di segmenti specialistici tendenti, per la specificità funzionale acquisita nel percorso formativo, a dare risposte di alta specializzazione. Ma tutti, siano essi architetti, paesaggisti, pianificatori o conservatori, sono chiamati a rafforzare, entro ed in virtù della filosofia del D.P.R. 328, l’appartenenza ad una ideologia di indipendenza dal mero servizio secondo una logica che trascende meccaniche risposte alla committenza e si colloca viceversa entro un’etica di indipendenza di giudizio e di affrancamento da un ruolo subordinato alle richieste del mercato.

La necessità imperativa di un forte codice deontologico e la condivisione della nuova logica della categoria, composita ed interattiva fra specificità funzionali e gestione complessiva del processo edilizio, divengono nel presente di essenziale cogenza in nome di una coscienza di appartenenza ad un Albo che non può impoverirsi attraverso conflittualità teoriche.

La figura ed il ruolo dei triennali partecipano del medesimo Albo, pur con un percorso formativo fortemente differenziato. In coerenza con i contenuti didattici si pongono sul mercato e con esso interfacciano con circoscritti ambiti di competenza. Si delinea dunque un nuovo segmento che, in virtù di una continuità storica tutta italiana nella gestione del processo edilizio, ripropone un professionista che copre un mercato intermedio non in chiave subordinata, o comunque non esclusivamente, ma con una determinata, seppur limitata, autonomia operativa.

Al di là delle critiche, pur talora corrette, che hanno vigorosamente accompagnato l’uscita del Decreto la logica di tutela della categoria impone oggi di circoscrivere rapidamente i contenuti in materia di competenze quale passaggio obbligato per il rafforzamento del ruolo della categoria.

E’ di tutta evidenza come sia la cultura professionale che il livello culturale stesso della società non sono ancora dialetticamente ed armonicamente partecipi del nuovo scenario: nuove e vecchie figure giacciono in un limbo di ignoranza da parte dei più, e questo può indurre deviazioni ideologiche ed attacchi.

La codifica di una griglia condivisa delle competenze diviene quindi strumento indispensabile per superare l’ignoranza, per raggiungere la chiarezza, per cogliere l’obiettivo di un rafforzamento stesso della categoria ed infine per la formazione di quella “cultura“ allargata necessaria per l’introiezione e metabolizzazione delle nuove figure nei loro corretti ambiti professionali.

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29 responses

21 04 2009
Stefania

Vorrei sapere quali azioni si possono intraprendere nel caso di accettazione, da parte di una Soprintendenza, della presentazione di un progetto di restauro e risanamento conservativo su edificio vincolato firmato da un ingegnere e non da un architetto.

21 04 2009
PWS Admin

Eh, bella domanda… Secondo me si può impugnare l’atto conseguente, ovvero il Permesso a Costruire che rilascerà il Comune di competenza. Non sono sicuro se il nulla osta della Soprintendenza sia un atto impugnabile. Comunque mi riprometto di esporre il quesito al mio legale (che è un esperto amministrativista) e di risponderLe con più precisione.
Grazie dell’intervento.

22 04 2009
Stefania

Ringrazio PWS Admin e sarà mia cura trasmettere informazioni più dettagliate sull’argomento e sugli eventuali sviluppi della questione.

24 04 2009
PWS Admin

L’atto di assenso o comunque denominato rilasciato dalla Soprintendenza, in quanto emesso da Ente Pubblico, può essere impugnato entro il termine di gg 60 dalla sua pubblicazione. Stesso dicesi di ogni atto conseguente, come il Permesso a Costruire.
Spero Le sia stato di aiuto.
Cordialità.

24 04 2009
Stefania

La ringrazio per la tempestività e la professionalità.
Cordiali saluti.

7 09 2009
Competenze professionali

[…]   […]

14 02 2010
PaoloS

Ma la figura di architetto conservatore allora non esiste? esiste solo il conservatore dei beni architettonici e ambientali che quindi non è architetto??

14 02 2010
PWS Admin

Sì che esiste. Chi dice il contrario?

19 02 2010
Ruben

Lo dico io 🙂
agli iscritti nelle sezioni dell’albo spetta a ognuno il corrispettivo titolo che non può essere abbreviato ne tanto meno ci si può fregiare di titoli non propri.
l’urbanista, il paesaggista, il conservatore dei beni architettonici e ambientali non sono architetti, sono figure professionali iscritte a determinate sezioni dello stesso albo, ognuna delle quali abilitata amansioni specifiche (talora non esclusive).

Il titolo di architetto spetta solo ai laureati in architettura che si iscrivono all’albo come architetti 😉

5 04 2010
argi

Ciao,volevo chiedere se un architetto può firmare il progetto e la relazione tecnica, ai sensi dell’art. 208 del TU ambientale 152/06, tenendo conto che si tratta di un impianto gia esistente e che va sottoposto a rinnovo di autorizzazione per adeguamenti normativi (art. 210 TU).
Nella fattispecie si tratta di un impianto di gestione di rifiuti e il progetto consiste nella presentazione del ciclo di produzione dell’impianto senza progettare alcun impianto o macchinario se non per linee generali cioe solo il posizionamento degli stessi ed il flusso gestionale.
Va Considerato che per lo stesso ho gia presentato uno Studio per Verifica di assoggettabilità a VIA (Regione Lazio) riportandone la relativa determina di attuazione, senza alcuna contestazione di competenza.

10 08 2010
carm

puo’ un ingegnere redarre un piano paesaggistico?

14 09 2012
Domenico

Certo che può!!!
Così come operare su beni vincolati.

Il principio è lo stesso: http://www.edilportale.com/news/2007/12/normativa/beni-tutelati-anche-gli-ingegneri-possono-effettuare-interventi_10890_15.html

siccome la Comunità Europea equipara la laurea in ingegneria civile a quella in architettura, allora….

14 09 2012
Alecvb

assolumanente no…il DPR 328/01 assegna in modo chiaro e specifico tale competenza al Pianificatore Territoriale.
Se un ingegnere intraprende la redazione di un piano paesaggistico il piano sarebbe non valido in quanto un ing. civile non ha competenze specifiche in materia, si tratterebbe di un abuso nei confronti di chi esercita la professione del Pianificatore. Attenzione ad ognuno il proprio mestiere!!!

11 09 2010
Fiorenzo Pandini

Gli studi sul territorio rurale, nelle sue componenti agrole e forestali, sono espressamente attribuite per legge ai dottori agronomi e forestali mentre non lo sono agli architetti e ai pianificatori.
Questo rende non conformi (illegittimi) i piani regolatori o i piani di governo del territorio redatti senza la figura tecnica competente sul territorio agricolo e forestale?.

11 09 2010
Fiorenzo Pandini

Gli studi sul territorio rurale, nelle sue componenti agricole e forestali, sono espressamente attribuite per legge ai dottori agronomi e forestali mentre non lo sono agli architetti e ai pianificatori.
Questo rende non conformi (illegittimi) i piani regolatori o i piani di governo del territorio redatti senza la figura tecnica competente sul territorio agricolo e forestale?.

8 12 2010
Leonardo

Può un architetto operare in qualità di divulgatore di informazioni connesse alle architetture a livello storico-artistico? ovvero una sorta di guida turistica legata alla comeptenza specifica dell’architettura?

25 12 2010
FIORENZO PANDINI

La pianificazione territoriale delle aree agricole e forestali è di competenza esclusiva dei dottori agronomi e dei dottori forestali.
In Lombardia pare che il 60% dei Piani di Governo del Territorio, normati dalla L.R. 12 del 2005, non siano perciò conformi in quanto mancanti della presenza della sopra citata figura professionale.
I PGT approvati verranno perciò invalidati e quelli in adozione verranno sottomessi all’azione di autotutela avviata dagli Ordini delle rispettive province.
Possibile che architetti e ingegneri, a questo punto perseguibili per abuso di professione, non si rendano conto dei rischi economici (azione dei Comuni nei loro confronti per invalidazione del PGT) e penali (azione della Procura della Repubblica)?

31 12 2010
Fiorenzo Pandini

Secondo l’ultima circolare del CONAF il 90% almeno dei PGT lombardi non sono conformi e sono segnati da abusivismo di professione per quanto riguarda la pianificazione territoriale nelle zone rurali.
Cosa ne dicono le Procure della Repubblica?

12 01 2011
ERIKA

Quindi un architetto potrebbe occuparsi di un giardino? progettazione e/o restauro? come può avere le necessarie competenze?
E’ per questo che poi in giro si vedono spazi vuoti, aree verdi, piazze, strade..di pessima qualità, estetica etc..

25 02 2011
Edoardo Tolasi

Dice giusto Il Dott.Pandini, senza presenza di un dottore agronomo i piani urbanistici comunali redatti con le nuove normative regionali che pianificano tutto il territorio compreso quello agricolo, tenendo conto degli aspetti ambientali in modo più importante, non sono legittimi e vanno invalidati

19 03 2011
Fiorenzo Pandini

L’ambiente (fenomeno oggettivo di natura geologica, agronomica, biologica e naturalistica) viene spesso confuso con il paesaggio (fenomeno soggettivo di natura percettiva ed estetica).
Questo genera abusi di professione e non conformità dei progetti.
Due esempi clamorosi che le Procure dovrebbero portare nei tribunali li troviamo nella pianificazione delle zone agricole e forestali come anche nella progettazione dei recuperi ambientali di cave e discariche che, per legge, sono di competenza esclusivadei dottori agronomi o dei dottori forestali.
Si persegue perciò penalmente l’odontotecnico che svolge il lavoro dell’odontoiatra ma non l’architetto che progetta un recupero a verde di una ex-cava.
…fino a quando?

2 05 2011
PWS Admin

Probabilmente fino a quando non si perseguirà anche il geometra che svolge la professione di architetto o ingegnere.

9 09 2011
giulia

nell’ ambito delle competenze specifiche mi chiedo se gli Architetti possono occuparsi di studi di valutazione di impatto ambientale o se è necessario possedere un titolo specialistico, un master etc., stesso dicasi per le certificazioni energetiche, allo stato della presente normativa è necessario un titolo specifico?

3 11 2011
Gio

Salve, sono un Pianificatore junior e avrei due domande da rivolgervi.
a) Il mio piano di studi, in merito, alle materi di Tecnica delle Costruzioni, Statica, estimo, Tecnica dell’architettura e via dicendo sono praticamente uguali al piano di studi di Scienze dell’architettura compresi il numero dei cfu. Perche allora non posso esercitare le stesse competenze dell’architetto junior? Tra l’altro, con la mia classe di Laurea L 21 posso iscrivermi all’Albo dei Geometri, Periti Edili ed Agronomi Forestali che hanno competenze in edilizia!
b) Non capisco se sono stato proclamato dottore perche all’Albo non scrivono “Dott. Pianificatore junior nome..cognome?
Vi ringrazio anticipatamente
P.S. Le mie domande non sono provocatorie, cerco solo risposte.

12 11 2011
RiK

salve a tutti sono uno studente e sto valundo il corso di studi che mi può realizzare maggiormente…
volevo sapere le differenze (scegliendo corsi di studio facenti riferimento alla classe di laurea LM-4) tra corsi di progettazione, conservazione e restauro piuttosto che urbanistica; a seconda della scelta quale sarà la differenza tra le due figure professionali (non in campo di conoscenze ma professionalmente e legalmente)… La scelta della figura professionale è strettamente vincolata al tipo di corso che ho seguito o è rimandata una volta che deciderò di candidarmi all’esame di stato ; avendo una classe di laurea LM-4 potrò poi decidere se diventare architetto o pianificatore o paesaggista o consevatore??

GRazie

15 12 2011
Architetto SirDan

Buonasera! Vorrei sapere se la direzione lavori di una manutenzione ordinaria di un impianto di carburante ( sostituzione serbatoi ed isole,nuova pavimentazione e segnaletica orizzontale nonche’ sistema smaltimento acque piovane come previsto dal piano carburanti ) puo’ competere agli iscritti all’albo A degli Architetti.
Grazie!

2 02 2012
Alecvb

Ma per cortesia vorrei sapere chi si osa dire che un pianificatore non può occuparsi di progettazione urbanistica, dopo la molteplicità di esami e laboratori di progettazione urbanistica che ha conseguito presso l’università. Tra l’altro, mi dispiace per gli architetti, ma anche noi abbiamo la possiiblità di chiamarci arch. Pianificatori, ovviamente specificando Pianificatore, poichè siamo stati formati da architetti e ci siamo formati all’università di architettura, non facciamo progettazione edilizia, ma ci occupiamo di progettazione territoriale ed urbanistica. Vi ricordo inoltre che molti pianificatori sono anche geometri e come tali conservano il diritto, ovviamenti nei limiti, di occuparsi di edilizia. Purtroppo la crisi economica che stiamo vivendo sta duramente colpendo il nostro settore, e l’alto numero dei laureati non aiuta di certo, ma ciò non deve assolutamente essere ragione di offesa e sminutezza delle professioni non puramente riconosciute come architetto. Siamo tutti parte dello stesso settore, in alcune materie si tratta di operare con competenze esclusive, in altre le competenze sono concorrenti, e proprio in quest ultime e necessario lavorare in armonia e con una certa flessibilità. Insomma abbiamo tutti famiglia, abbiamo tutti fatto sacrifici per conseguire la laurea, pestandoci i piedi a vicenda non aiutiamo di certo il settore.

23 04 2012
Ila

Vorrei fare una domanda, ma un pianificatore può prendere il titolo d’architetto? Visto che mi devo iscrivere alla magistrale, se non si può fare devo cambiare corso e passare a progettazione? Ma non mi attribuiscono molti debiti formativi?

12 03 2017
Smithe4

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