Emergenza Casa

10 04 2009

Superadobe Domes

Superadobe Domes

Shigeru Ban

Shigeru Ban

Michael Hoenes

Michael Hoenes

E’ già successo per i terremoti di Kobe in Giappone, nel 1995, e dello Sichuan in Cina nel 2003. Ecco, insieme a ricerche più sperimentali, alcuni esempi di case d’urgenza contemporanee utilizzate con successo per fronteggiare situazioni di emergenza.

Diciamo la verità: l’inizio del terzo millennio si è manifestato con una serie di eventi che hanno portato in primo piano la parola emergenza: terremoti, alluvioni, migrazioni, tsunami, attacchi terroristici, guerre, crisi economiche. Il pericolo di perdere la propria casa sembra essere una paura diffusa e sempre più frequentemente l’architettura sperimenta forme abitative provvisorie che hanno a che vedere col concetto contemporaneo di rifugio. Spesso interpretando in chiave contemporanea l’icona della casa tradizionale. Qualcosa di simile era successo negli anni ‘50 con la paura della bomba atomica e il proliferare di rifugi in cemento armato da installare sotto le case.

Oggi le paure sono di più e più indefinite e i bunker domestici non sembrano più sufficienti a rispondere all’ansia degli abitanti delle metropoli contemporanee. Non stupisce dunque che, a proposito di casa, insieme al tema della sostenibilità oggi si parli di rifugio. Con un diretto riferimento alle necessità primarie dell’abitare coniugate con concetti quali mobilità, leggerezza, smontabilità, ecologia, riciclo, reversibilità.

Da Corriere.it





Sea Palling – Una soluzione ai problemi dell’erosione costiera

22 09 2008

Sea Palling is located at north-east of Norwich, Norfolk, where a number of nearshore reefs have been built to defend the coast of this area, as shown in the figures. The breakwater scheme consists of 9 reefs, 4 of which are surface-piercing breakwaters and 5 of which are submerged breakwaters at high tides.

Per un approfondimento seguire il link di LEACOAST





Finalmente, Calatrava

13 09 2008

“Sono lieto che il nostro ponte sia finalmente accessibile ai veneziani, e sono lieto per le straordinarie manifestazioni di apprezzamento dei cittadini. Credo, peraltro, che sia il più bello tra i molti che ho progettato. Desidero ringraziare quanti si sono impegnati nella realizzazione di questa opera d’arte, in particolare le maestranze e gli artigiani che si sono dimostrati ancora una volta tra i migliori del mondo”.
Da New York dove si trova per seguire il cantiere della nuova stazione di Ground Zero, l’architetto Santiago Calatrava saluta l’apertura del Ponte della Costituzione. Nella circostanza ritiene però opportuno ricordare le varie tappe del progetto, anche in relazione alle recenti polemiche circa la mancanza di accessi per i diversamente abili. Nessun appunto, di nessun tipo, può infatti essere rivolto allo studio Calatrava.

L’inizio risale al 1999 con l’incarico che il Comune di Venezia affidò allo studio Calatrava di preparare la documentazione relativa al Disegno di Ingegneria architettonica e strutturale del IV Ponte sul Canal Grande.
Sviluppato in base alle norme e leggi vigenti e in collaborazione con numerosi organismi statali e comunali (Ferrovie dello Stato, ACTV, Associazione delle Persone Disabili, Pompieri, Polizia, ecc.), il progetto fu poi sottoposto a una serie di revisioni ed esami minuziosi da parte di diversi organismi come l’Associazione per la Protezione della Città di Venezia, la Sovrintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Venezia e altri organismi.
In particolare, il progetto fu esaminato e valutato da un organismo indipendente, l’ICMQ, che approvò il disegno come valido e conforme alle leggi e ai regolamenti vigenti. Il progetto esecutivo fu quindi approvato dal Comune che, in base a ciò, preparò tutte le procedure la gara d’appalto stabilendo i requisiti per le imprese.
Su 90 partecipanti alla gara, l’appalto fu affidato all’impresa Cignoni in base all’offerta più bassa (€ 4.074.906), inferiore al costo stimato dallo studio Calatrava (€ 4.535.000, 20 agosto 2001). Per l’acciaio fu scelta l’impresa Lorenzon di Noventa di Piave. Tutto ciò sotto il controllo e la cura del Comune.
La costruzione del ponte è iniziata nel 2003, con piena responsabilità del Comune sui progressi del cantiere, gli obblighi finanziari e di tempo, gli accordi contrattuali. L’architetto Calatrava ha avuto solo l’incarico di fornire consulenza architettonica e artistica, rivedendo i disegni preparati dall’appaltatore e visionando i lavori allo scopo di mantenerne la coerenza architettonica, strutturale e artistica.
Benché nel disegno originale fossero previsti accessi per i diversamente abili (una seggiovia interna per ciascun lato), in seguito a un’istanza delle associazioni locali dei disabili il Comune chiese che questi elementi fossero sostituiti con un altro sistema. L’innovazione fu accolta da Calatrava e nella struttura del ponte furono introdotti i rinforzi necessari, in modo tale che il nuovo sistema potesse essere utilizzato come aveva deciso il Comune. Al successivo progetto della ovovia lo Studio Calatrava è però del tutto esatreno.
Alla conclusione dei lavori, il Ponte è stato controllato e collaudato con metodi sofisticati stabilendo che il comportamento della struttura soddisfa anche i più esigenti requisiti, rispondendo meglio di quanto previsto. L’ultima stima dei costi fatta dal Comune di Venezia (5a perizia dell’11 novembre 2007) parla di circa 7 milioni di euro, cifra che copre però anche una nuova serie di importanti lavori (restauro di piazzale Roma, delle rive del Canal Grande, ecc).

via Archimagazine





Harmonia 57

11 09 2008

La casa verde, sia esteticamente che concettualmente, è ideata dal gruppo di architetti e designer franco-brasiliano di Triptyque (Greg Bousquet, Carolina Bueno, Guillaume Sibaud e Olivier Raffaelli). Si chiama Harmonia 57 e si tratta proprio di una dimora i cui muri esterni sono completamente rivestiti di piante (non edera o altri rampicanti, ma vere e proprie piante). Ma il cuore verde di Harmonia 57 non si esaurisce nell’aver l’aspetto di un meraviglioso giardino.

Sulle pareti di Harmonia 57 corrono anche i tubi dell’impianto di irrigazione, disposti in modo da evocare il sistema venoso e arterioso del corpo umano, che riciclano l’acqua piovana e la vaporizzano. Si tratterà insomma di un’abitazione eco-friendly e al tempo stesso evocativa di una sorta di giardino, offrendo la sensazione di essere quasi un organismo vivo, un edificio che respira. L’edificio è situato in Vila Madalena, un quartiere brasiliano artistico e molto vivace culturalmente, ed esteticamente è decisamente d’impatto: oltre a essere funzionale e ambientalmente sostenibile, la green house è una costruzione armoniosa, grazie anche alle terrazze che si diramano all’altezza di ciascun piano, sortendo un curioso gioco ottico di trasparenza, luminosità e volumi. Il progetto sarà presentato alla biennale di architettura a Venezia il 13 settembre prossimo.

via Dezeen





Erosione costiera a Cecina: La Soluzione

7 09 2008

Parole ne sono già state spese molte. Troppe.

Nessuno ha fatto nulla, sebbene fosse bastato copiare quello fatto altrove: Olanda, Regno Unito, Giappone, Emirates.

Lasciamo quindi solo un’immagine, che sia di monito a chi non vuol fare e mai farà.

Progetto anti erosione a Cecina

Progetto anti erosione a Cecina





Ziggurat

26 08 2008

Al prossimo Cityscape Dubai, che si terrà al Dubai International Exhibition Centre dal 6 al 9 ottobre 2008, verrà presentata una sorta di città del futuro, eco-sostenibile e autosufficiente in termini energetici, dove ci si potrà spostare sia in orizzontale che in verticale. Si chiamerà, e già si chiama, Ziggurat e promette di rivoluzionare l’urbanistica, proponendo un modello decisamente eco-friendly in un delizioso contesto di spazi verdi, pubblici e privati, utilizzabili anche per l’irrigazione agricola.

Sembra uno scenario da fantascienza ma la Ziggurat è realtà e, come suggerisce il nome, evoca le tipiche costruzioni templari mesopotamiche. Sarebbe in grado di ospitare più di un milione di persone e con la stessa formula si potrebbero riprodurre molti centri già esistenti, occupando solo un decimo del territorio. Gli esperti la definiscono una città carbon neutral, ovvero a zero emissioni di anidride carbonica, ma l’ambizioso progetto architettonico, realizzato dalla società Timelinks, ha il merito soprattutto di bastare a sé stesso, grazie all’impiego di energia eolica e solare, come sottolinea il direttore dell’azienda produttrice, Ridas Matonis.

La città piramide occuperebbe 2,3 chilometri quadrati, ma non si tratterebbe del primo progetto architettonico a utilizzare questa tipica costruzione egizia, già presa in prestito da altri importanti edifici nel mondo, come testimonia il famoso MI6, quartier generale dei servizi segreti britannici. Nell’attesa del suo debutto ufficiale, tutto sta a vedere, come suggerisce Martijn Kramer, dell’International Institute for the Urban Environment, se la gente si adatterà a questo strano modo di vivere e di utilizzare i trasporti. Per il momento Timelinks ha già depositato il brevetto della sua città-piramide, sia per quanto riguarda il design che per quanto riguarda la tecnologia. Un occhio di riguardo sarà rivolto alla sicurezza degli abitanti di Ziggurat, con l’utilizzo delle più avanzate tecniche biometriche di riconoscimento facciale.

Via inhabitat.com





ɐsɐɔ

5 08 2008

Non è un’immagine orientata male, né un effetto ottico. La casa al contrario è la creazione di un team di falegnami polacchi, capitanati da Krzysztof Szczyszka, che ha scelto di mettere “sottosopra” la sua abitazione di famiglia. Si trova in Germania, sull’isola di Usedom, e quando verrà completata, verso la fine di agosto, si potrà anche visitare. Nel progetto Szczyszka ha investito 400mila euro e ha deciso che tutti i mobili della casa saranno “a testa in giù” e che in giardino ci saranno altre stranezze architettoniche.





Rotating Tower

21 06 2008

È l’evento architettonico-ambientalista del secolo: la “Rotating Tower” che sta per sorgere a Dubai, capitale mondiale dell’architettura avveniristica, ma che è stata interamente progettata in Italia. Per la precisione a Firenze, dal 58enne architetto fiorentino David Fisher, che terrà la conferenza stampa di presentazione all’Hotel Plaza di New York, il 24 giugno prossimo.

L’anticipazione della vigilia è comprensibile, visto che la rivoluzionaria torre di Fisher è stata annunciata come «la prima architettura interamente girevole al mondo». Un grattacielo di 313 metri distribuiti su 68 piani di altezza, con un budget di circa 330 milioni di dollari, che cambierà continuamente forma e produrrà elettricità in misura decisamente superiore al proprio fabbisogno grazie allo sfruttamento dell’energia eolica e solare. Gli abitanti della torre potranno scegliere a piacimento il panorama e la luce del giorno che desiderano, grazie ad un meccanismo che consente ad ogni piano di ruotare in modo autonomo. «Gli spostamenti avranno una velocità molto lenta -, spiega Fisher – così da non risultare fastidiosi per gli inquilini, che non percepiranno il movimento». Oltre a porre fine all’era dell’architettura statica ed immutabile, la rivoluzione di Fisher ne inaugura una nuova, all’insegna della dinamicità.

Grazie allo sfruttamento dell’energia del sole e del vento, il grattacielo sarà autosufficiente dal punto di vista energetico. Le turbine montate orizzontalmente tra un piano e l’altro e i pannelli solari che troveranno posto sui tetti dei singoli appartamenti produrranno energia elettrica in misura significativamente superiore al fabbisogno, consentendo all’edificio di venderla all’esterno. In un anno la torre dovrebbe fornire circa 190 milioni di kilowatt di energia, per un valore di oltre 7 milioni di euro.

Al suo interno la torre girevole ospiterà un albergo a sei stelle, uffici e appartamenti di varia grandezza e, negli ultimi piani, cinque “ville” da 1.500 mq ciascuna. Ogni villa avrà a disposizione un parcheggio auto al proprio piano servito da uno speciale ascensore. Sul tetto, la “Penthouse” avrà addirittura una piscina e un giardino. E se non bastasse la “Rotating Tower” sarà dotata di un eliporto “a scomparsa” al 64° piano: una piattaforma “magica” che si materializzerà per consentire l’atterraggio dell’elicottero, dissolvendosi nel nulla subito dopo.

La Rotating Tower è la prima torre realizzata con sistemi industriali. Il 90% dell’edificio sarà costruito in moduli realizzati in fabbrica e poi assemblati in cantiere, che richiederanno la presenza di soli 90 tra tecnici e operai contro gli oltre 2.000 di una equiparabile fabbricato tradizionale. La conseguente, drammatica riduzione nel rischio di incidenti ed infortuni – in un’era segnata in Italia da continue morti sul lavoro – è uno degli aspetti forse più rilevanti di questa torre.





Copy & Paste

23 02 2008

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Evidentemente basterebbe girare di più il Mondo e prendere esempio dagli altri.

Magari fare come facevano i Giapponesi alcuni decenni fa, fotografare tutto, tornare a casa propria e copiare, diventando la prima potenza economica mondiale e rimanendolo per decine di anni.

Con molta probabilità faremmo meglio di come stiamo facendo ora o, quanto meno, faremmo qualcosina in più.

Tipo risolvere il problema parcheggi nei centri urbani sprovvisti di aree di sosta pertinenziali, come hanno fatto e stanno facendo – parlandone poco ma realizzando molto – i tedeschi. Gli stessi tedeschi che vengono (o venivano, ormai) in vacanza dalle nostre parti e non sanno dove lasciare le proprie auto per comprarsi la maglietta D&G o per andare a mangiarsi un piatto di spaghetti.

Monaco di Baviera, centro storico, problemi di congestionamento del traffico e scarsità di parcheggi pertinenziali e a tempo.

Soluzione: parcheggio interrato automatizzato.

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Progettato nel 2004, terminato nel 2006, fornisce 284 posti auto sotterranei, con accesso e ritiro dell’auto completamente automatizzato.

Assistenza tecnica 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. E se, per motivi tecnici la vostra auto rimane bloccata per più di un’ora dal tentativo di ritiro, vi vengono rimborsati 100€ a titolo di risarcimento.

Sappiamo fare lo stesso? Sappiamo, semplicemente, copiare?

Ulteriori informazioni QUI e QUI

 





Tankpitstop

5 02 2008

EMMELOORD (Paesi Bassi) – Non saranno contenti molti benzinai. L’automobilista che si reca in una stazione self-service, tuttavia, non dovrà più scendere dall’automobile, sporcarsi le mani e non puzzerà più di benzina. Un braccio robotico riempirà il serbatoio per voi. La prima stazione “Tankpitstop” è stata inaugurata lunedì nella cittadina di Emmeloord in Olanda dal ministro dell’Economia, Maria van der Hoeven.

RICONOSCE L’AUTO E FA IL PIENO – In pratica, l’impianto (da 75.000 euro) è in grado di riconoscere il tipo di vettura quando entra in stazione e riempie il serbatoio del carburante necessario per un pieno. Il braccio robotico corredato di molteplici sensori apre con molta prudenza il tappo, svita la protezione, prende l’iniettore e fa benzina.

L’INVENTORE: «MI SONO ISPIRATO ALLA MUNGITURA DELLE MUCCHE» – «Nelle grandi fattorie le mucche vengono munte con dei bracci robot – ho cercato di sviluppare una simile tecnica anche per fare rifornimento», ha detto il suo inventore, Nico van Staveren al “De Telegraaf”. I “Tankpitstop” verranno introdotti entro l’anno in diverse stazioni olandesi.

Ma perché costa così tanto in Europa la manodopera?








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