Toscana Infelix

21 04 2009

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No al piano San Donato

È no al piano di recupero per l’ex area Fiat. E dunque al multiplex. Dopo la diffida arrivata in Comune, da parte della proprietà Immobiliare Novoli, il documento è arrivato in aula per il voto: 16 i favorevoli, tutti dall’ala del Pd; 21 i contrari, Verdi, La Sinistra, e le opposizioni; e due astenuti, i consiglieri democratici Claudia Livi e Dario Nardella. Il vecchio piano, firmato nel 2001, era scaduto dallo scorso luglio. L’Immobiliare Novoli aveva presentato la richiesta di alcune modifiche, fra cui l’aumento delle volumetrie per il multiplex.

IL PIANO TORNA INDIETRO – Prima che partisse l’inchiesta giudiziaria, la giunta comunale ha approvato il nuovo piano. Ma nella maggioranza sono maturati dubbi. Insieme ad una grossa mobilitazione nella società da parte degli esercenti dei cinamatografi e comitati cittadini. Così la commissione urbanistica ha deciso di riportare il piano al 2001. Non abbastanza però per convincere i consiglieri sull’esigenza di approvarlo. Il piano non è passato dal voto in consiglio e ora rimangono bloccati tutti gli interventi non ancora avviati: l’area ovest del parco di San Donato, sette edifici pubblici e quattro residenziali. «È stato bloccato il piano di recupero – ha commentato Rosa Maria Di Giorgi, capogruppo Pd – ma non è stato bloccato il multiplex, perchè sono già stati consegnati alla magistratura tutti gli elementi necessari e quindi il Comune non ha alcun motivo e alcuna possibilità di tenere bloccato nulla; sarebbe illegittimo. È stato un voto ideologico».

LA PROTESTA FUORI DAL PALAZZO – No alla sanatoria del Multiplex di Novoli a Firenze, struttura in costruzione e attualmente sotto sequestro. Lo hanno chiesto, con un presidio davanti all’ingresso di Palazzo Vecchio, un gruppo di cittadini, presenti, tra gli altri, la consigliera comunale di Unaltracittà/unaltromondo Ornella De Zordo, il vignettista Sergio Staino, Tommaso Grassi e Mauro Romanelli dei Verdi, Maurizio Paoli dell’Anec. I partecipanti al presidio avevano uno striscione con scritto «Più idee, meno multiplex» e un cartello con la scritta «Risaniamo la città, non saniamo gli illeciti» «Il consiglio comunale – ha spiegato De Zordo – voleva votare una delibera, sull’area ex Fiat, che di fatto avrebbe sanato il Multiplex. Ma non dimentichiamo che su questa struttura sta indagando la magistratura e l’amministrazione dovrebbe astenersi dal votare atti».

Da Corrierefiorentino





“Lavoratori…!!!”

20 04 2009

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Maggioranza divisa, salta il piano strutturale

Il piano strutturale di Firenze, atto tra i più importanti del mandato, avrebbe dovuto essere approvato definitivamente oggi: è saltato

Il piano strutturale di Firenze, atto tra i più importanti del mandato, concepito fin dal 2000, adottato due volte (nel 2004 e nel 2007) dal consiglio comunale e che tra oggi e mercoledì, in una seduta maratona dell’assemblea prima dello scioglimento, avrebbe dovuto essere approvato definitivamente, è saltato. «Ho preso atto – ha spiegato il sindaco Leonardo Domenici incontrando i giornalisti – che non ci sono le condizioni politiche per approvarlo e che l’avvicinarsi delle elezioni condiziona il dibattito. Per noi il prodotto è ottimo e lo consegniamo finito alla prossima amministrazione».

SPACCATURA NELLA MAGGIORANZA – La discussione del piano era già stata sospesa nei mesi scorsi a causa dell’inchiesta sull’urbanizzazione dell’area di Castello e oggi si è ufficializzata la spaccatura della maggioranza: se l’atto fosse arrivato in aula i Verdi avrebbero votato contro, Ps e La Sinistra non avrebbero partecipato al voto, al contrario di quanto detto fino alla scorsa settimana, e il Pd aveva quindi i numeri a rischio. «Il piano strutturale – ha detto Domenici – è talmente importante che non può andare in consiglio senza retE e senza la certezza di poterlo approvare». Durante la mattina Domenici ha incontrato esponenti del Pd e della maggioranza, il candidato sindaco Matteo Renzi (con il quale, ha detto, «c’è una perfetta coincidenza di vedute»), per capire se esistevano le condizioni per andare ad un voto sicuro, ma i colloqui hanno dato esito negativo e la votazione è saltata.

E FUORI DAL PALAZZO, PIANO STRUTTURALE IN COMMEDIA – Il piano strutturale, quasi come fosse un poema, declamato e anche mimato, davanti all’ingresso di Palazzo Vecchio, da tre docenti e urbanisti Ilaria Agostini, Roberto Budini Gattai, Daniele Vannetiello. Il presidio, sotto forma di lezione, si è svolto dopo che il voto per l’approvazione dell’atto è stato definitivamente rimandato. I docenti, con megafono e leggio con i loro interventi dal titolo «Le perle nere del piano strutturale» hanno messo in luce quelle che secondo loro sono le contraddizioni contenute nel documento. Alle loro spalle, appesi sui muri di Palazzo Vecchio, due striscioni con le scritte «Basta speculazione e cemento. No al piano strutturale. Riprendiamoci la città». E «No all’urbanistica della vergogna». I tre docenti assieme al prpfessor Giorgio Pizziolo nei giorni scorsi hanno deciso di presentarsi per sostenere la candidatura di Ornella De Zordo a sindaco di Firenze per la lista ’Per Unaltracitta». «Anni di battaglie e mobilitazioni – ha commentato De Zordo in merito allo stop del piano strutturale – messe in atto da Cittadinanza Attiva e forze sociali, sono riuscite finalmente a fermare questo pessimo piano strutturale. Averlo fermato significa aver salvato la città dalla cementificazione selvaggia di 4,5 milioni di metri cubi di edificazioni, senza contare 1,4 milioni previsti per l’area di Castello». Poco distante, sempre davanti a Palazzo Vecchio, alcuni lavoratori della Seves (multinazionale del vetro che ha messo in cassaintegrazione 110 dipendenti su 170 nel suo stabilimento di Firenze) hanno distribuito alcuni volantini per informare sulla loro situazione.

Da Corrierefiorentino





Ampliamenti del 20%

2 04 2009

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Il bavarese Stefan Eberstadt ha voluto trasmettere un euforico entusiasmo costruttivo con la realizzazione della Rucksack House, la casa zaino. Una scultura walk-in itinerante appesa alla facciata di un edificio ed ancorata al tetto con dei tiranti d’acciaio. È un’aggiunta architettonica di nove metri quadrati che è stata “agganciata” a diversi edifici in Germania.





Italia – Resto del Mondo (2)

20 01 2009

Ricordate questo articolo?

Bene, oggi la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo.

da “repubblica.it


Punta Perotti, Italia condannata


“Violata la proprietà privata”


La Corte europea ha accolto la richiesta di indennizzo presentata dai costruttori dopo l’esproprio dell’Ecomostro abbattuto nel 2006


STRASBURGO - La confisca dei terreni di Punta Perotti, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, è avvenuta in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo.Alle società Sud Fondi, Iema e Mabar, che si sono rivolte alla Corte di Strasburgo nel 2001, i giudici hanno riconosciuto un indennizzo pari a 40mila euro ciascuna, 30mila per le spese processuali e 10mila per i danni morali.Per il movimento ambientalista italiano si tratta di uno schiaffo durissimo. L’abbattimento, nell’aprile del 2006, del complesso residenziale costruito sul lungomare di Bari ha rappresentato infatti una delle vittorie storiche contro gli ecomostri e l’illegalità edilizia.

Dopo un lunghissimo iter giudiziario e molte campagne d’opinione partite nel 1997, l’ultima parola era stata espressa dalla Corte di Cassazione nel 2001 con una sentenza che assolveva gli imprenditori dalle contestazioni penali, ma autorizzava la confisca dei suoli e degli immobili in quanto abusivi (sono stati realizzati a poche decine di metri dalla battigia) e attribuiti al patrimonio del Comune di Bari. Altri cinque anni sono stati poi necessari perché il gigantesco complesso fosse effettivamente raso al suolo.





New Economy

8 12 2008

In giro per il mondo qualcuno già da tempo si è accorto che le cose, così come concepite negli anni dai ‘60 ai ‘90, non è che vadano poi così bene.

Altrove, invece, si rimane degli inguaribili nostalgici.

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Finalmente, Calatrava

13 09 2008

“Sono lieto che il nostro ponte sia finalmente accessibile ai veneziani, e sono lieto per le straordinarie manifestazioni di apprezzamento dei cittadini. Credo, peraltro, che sia il più bello tra i molti che ho progettato. Desidero ringraziare quanti si sono impegnati nella realizzazione di questa opera d’arte, in particolare le maestranze e gli artigiani che si sono dimostrati ancora una volta tra i migliori del mondo”.
Da New York dove si trova per seguire il cantiere della nuova stazione di Ground Zero, l’architetto Santiago Calatrava saluta l’apertura del Ponte della Costituzione. Nella circostanza ritiene però opportuno ricordare le varie tappe del progetto, anche in relazione alle recenti polemiche circa la mancanza di accessi per i diversamente abili. Nessun appunto, di nessun tipo, può infatti essere rivolto allo studio Calatrava.

L’inizio risale al 1999 con l’incarico che il Comune di Venezia affidò allo studio Calatrava di preparare la documentazione relativa al Disegno di Ingegneria architettonica e strutturale del IV Ponte sul Canal Grande.
Sviluppato in base alle norme e leggi vigenti e in collaborazione con numerosi organismi statali e comunali (Ferrovie dello Stato, ACTV, Associazione delle Persone Disabili, Pompieri, Polizia, ecc.), il progetto fu poi sottoposto a una serie di revisioni ed esami minuziosi da parte di diversi organismi come l’Associazione per la Protezione della Città di Venezia, la Sovrintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Venezia e altri organismi.
In particolare, il progetto fu esaminato e valutato da un organismo indipendente, l’ICMQ, che approvò il disegno come valido e conforme alle leggi e ai regolamenti vigenti. Il progetto esecutivo fu quindi approvato dal Comune che, in base a ciò, preparò tutte le procedure la gara d’appalto stabilendo i requisiti per le imprese.
Su 90 partecipanti alla gara, l’appalto fu affidato all’impresa Cignoni in base all’offerta più bassa (€ 4.074.906), inferiore al costo stimato dallo studio Calatrava (€ 4.535.000, 20 agosto 2001). Per l’acciaio fu scelta l’impresa Lorenzon di Noventa di Piave. Tutto ciò sotto il controllo e la cura del Comune.
La costruzione del ponte è iniziata nel 2003, con piena responsabilità del Comune sui progressi del cantiere, gli obblighi finanziari e di tempo, gli accordi contrattuali. L’architetto Calatrava ha avuto solo l’incarico di fornire consulenza architettonica e artistica, rivedendo i disegni preparati dall’appaltatore e visionando i lavori allo scopo di mantenerne la coerenza architettonica, strutturale e artistica.
Benché nel disegno originale fossero previsti accessi per i diversamente abili (una seggiovia interna per ciascun lato), in seguito a un’istanza delle associazioni locali dei disabili il Comune chiese che questi elementi fossero sostituiti con un altro sistema. L’innovazione fu accolta da Calatrava e nella struttura del ponte furono introdotti i rinforzi necessari, in modo tale che il nuovo sistema potesse essere utilizzato come aveva deciso il Comune. Al successivo progetto della ovovia lo Studio Calatrava è però del tutto esatreno.
Alla conclusione dei lavori, il Ponte è stato controllato e collaudato con metodi sofisticati stabilendo che il comportamento della struttura soddisfa anche i più esigenti requisiti, rispondendo meglio di quanto previsto. L’ultima stima dei costi fatta dal Comune di Venezia (5a perizia dell’11 novembre 2007) parla di circa 7 milioni di euro, cifra che copre però anche una nuova serie di importanti lavori (restauro di piazzale Roma, delle rive del Canal Grande, ecc).

via Archimagazine





Harmonia 57

11 09 2008

La casa verde, sia esteticamente che concettualmente, è ideata dal gruppo di architetti e designer franco-brasiliano di Triptyque (Greg Bousquet, Carolina Bueno, Guillaume Sibaud e Olivier Raffaelli). Si chiama Harmonia 57 e si tratta proprio di una dimora i cui muri esterni sono completamente rivestiti di piante (non edera o altri rampicanti, ma vere e proprie piante). Ma il cuore verde di Harmonia 57 non si esaurisce nell’aver l’aspetto di un meraviglioso giardino.

Sulle pareti di Harmonia 57 corrono anche i tubi dell’impianto di irrigazione, disposti in modo da evocare il sistema venoso e arterioso del corpo umano, che riciclano l’acqua piovana e la vaporizzano. Si tratterà insomma di un’abitazione eco-friendly e al tempo stesso evocativa di una sorta di giardino, offrendo la sensazione di essere quasi un organismo vivo, un edificio che respira. L’edificio è situato in Vila Madalena, un quartiere brasiliano artistico e molto vivace culturalmente, ed esteticamente è decisamente d’impatto: oltre a essere funzionale e ambientalmente sostenibile, la green house è una costruzione armoniosa, grazie anche alle terrazze che si diramano all’altezza di ciascun piano, sortendo un curioso gioco ottico di trasparenza, luminosità e volumi. Il progetto sarà presentato alla biennale di architettura a Venezia il 13 settembre prossimo.

via Dezeen





Ziggurat

26 08 2008

Al prossimo Cityscape Dubai, che si terrà al Dubai International Exhibition Centre dal 6 al 9 ottobre 2008, verrà presentata una sorta di città del futuro, eco-sostenibile e autosufficiente in termini energetici, dove ci si potrà spostare sia in orizzontale che in verticale. Si chiamerà, e già si chiama, Ziggurat e promette di rivoluzionare l’urbanistica, proponendo un modello decisamente eco-friendly in un delizioso contesto di spazi verdi, pubblici e privati, utilizzabili anche per l’irrigazione agricola.

Sembra uno scenario da fantascienza ma la Ziggurat è realtà e, come suggerisce il nome, evoca le tipiche costruzioni templari mesopotamiche. Sarebbe in grado di ospitare più di un milione di persone e con la stessa formula si potrebbero riprodurre molti centri già esistenti, occupando solo un decimo del territorio. Gli esperti la definiscono una città carbon neutral, ovvero a zero emissioni di anidride carbonica, ma l’ambizioso progetto architettonico, realizzato dalla società Timelinks, ha il merito soprattutto di bastare a sé stesso, grazie all’impiego di energia eolica e solare, come sottolinea il direttore dell’azienda produttrice, Ridas Matonis.

La città piramide occuperebbe 2,3 chilometri quadrati, ma non si tratterebbe del primo progetto architettonico a utilizzare questa tipica costruzione egizia, già presa in prestito da altri importanti edifici nel mondo, come testimonia il famoso MI6, quartier generale dei servizi segreti britannici. Nell’attesa del suo debutto ufficiale, tutto sta a vedere, come suggerisce Martijn Kramer, dell’International Institute for the Urban Environment, se la gente si adatterà a questo strano modo di vivere e di utilizzare i trasporti. Per il momento Timelinks ha già depositato il brevetto della sua città-piramide, sia per quanto riguarda il design che per quanto riguarda la tecnologia. Un occhio di riguardo sarà rivolto alla sicurezza degli abitanti di Ziggurat, con l’utilizzo delle più avanzate tecniche biometriche di riconoscimento facciale.

Via inhabitat.com





Rimini come Dubai

26 07 2008

Addio ai bagnini ruspanti, ai venditori di «cocco bello, cocco fresco», ai pattìni, alla piadina e a tutti i cliché che vengono in mente quando si pensa alla riviera romagnola. Il lungomare di Rimini potrebbe presto cambiare faccia e diventare un luogo chic in cui è d’obbligo presentarsi con un bikini «adatto per l’occasione». Almeno questa è l’idea che ci si può fare guardando i tre bellissimi progetti internazionali che partecipano al bando di gara indetto dal Comune (ed esposti fino al 31 luglio nel Palazzo dell’Arengo), per la riqualificazione mediante project financing di due chilometri di costa: due tratti di mare che vanno da Largo Boscovich, dove si trova il porto, a Piazzale Kennedy, e da quest’ultimo fino a Piazza Marvelli.

Per il primo tratto l’architetto belga Julien de Smedt per conto di Studio Altieri ha ideato una serie di onde artificiali realizzate «con un segno che segue il leggendario motivo del lungomare di Copacabana» ed è in grado di restituire a bagnanti e turisti la vista dell’orizzonte, interrando tutti i parcheggi e inserendo le attività commerciali all’interno delle decine di «collinette» tutte ricoperte di verde e percorribili anche sulla sommità. La passeggiata di fronte all’arenile sarà accompagnata da aree per il benessere, campi sportivi, terrazze con caffè e ristoranti, mentre in Piazza Fellini è prevista una grande arena per concerti e spettacoli, e un nuovo lussuosissimo hotel a forma di onda sorgerà di fronte al mare e farà da contraltare moderno allo storico Grand Hotel.

Le linee ondulate ritornano anche nell’alternativa del francese Jean Nouvel in collaborazione con Coopsette, con una serie di dune che richiamano la tipicità delle spiagge adriatiche, saranno immerse nel verde e non supereranno le costruzioni esistenti, come la maggior parte dei nuovi edifici: l’idea del progettista è infatti non è di aggiungere volumi che snaturino il paesaggio, ma di ricongiungere l’attività cittadina a quella delle spiagge, valorizzare la passeggiata notturna sul lungomare e rendere il turismo meno stagionale. Tutto nel rispetto della tradizione riminese, con il recupero della pineta e del Kursaal, immaginato come una struttura a forma di cuore rosso fuoco, omaggio alla gioia di vivere e all’arte di Federico Fellini.

Quello che però promette di trasformare Rimini nella Dubai della riviera adriatica è il progetto di Norman Foster per Gecos: oltre alla sparizione dei parcheggi, secondo quanto disposto dal bando, e all’ampliamento delle aree verdi a ridosso dell’arenile, è prevista la costruzione di un mega-albergo nella piazza Kennedy, progettato pensando alle linee sinuose delle donne tanto amate dal regista di Amarcord e che ospiterà il museo dedicato al cineasta riminese. Da qui partirà uno spettacolare molo, che vorrebbe richiamare i pontili di un tempo, ma è un’avveniristica passerella lunga 200 metri che fa pensare alle costruzioni artificiali degli Emirati Arabi e accoglierà nella parte conclusiva ristoranti e negozi. Un paesaggio esistente per ora solo in forma di disegni, dove pare difficile collocare bagnanti intenti a prendere il sole sul pedalò: e infatti a guardare bene gli schizzi, sul mare ci sono solo yacht e barche a vela.

E la Costa Tirrenica Toscana che dice al riguardo?

Via Corrieredellasera





Il caso Houston

17 07 2008

La pianificazione urbanistica può essere lasciata tranquillamente ai privati, in un contesto in cui i diritti di proprietà sono pienamente tutelati e, di conseguenza, tutte le esternalità negative eliminate. Pochi sanno che questa scelta è stata adottata con successo a Houston, dove la produzione urbanistica è stata affidata direttamente agli imprenditori privati, con risultati superiori alle altre città americane comparabili, sia in termini di ambiente, sia in termini di moralità. Il sistema dei piani regolatori presenta infatti il triste svantaggio di lasciare gli abitanti nell’incertezza riguardo il valore futuro dei propri terreni e in balia delle imprevedibili decisioni politiche di maggioranze variabili e contingenti. Gli uomini politici e gli amministratori ne beneficiano, perché dalla distribuzione di concessioni e licenze edilizie acquistano voti e influenza, ma la corruzione che ne consegue è dilagante. L’esperienza di Houston dimostra che gli incentivi di mercato non sono meno efficaci dei piani regolatori nel favorire uno sviluppo armonico della città. Gli industriali, infatti, sono portati da ragioni di convenienza ad impiantare i propri stabilimenti fuori città, lungo gli stradoni o le autostrade; i proprietari di appartamenti e di negozi cercano di stabilirsi nelle maggiori arterie cittadine; le pompe di benzina vengono installate negli incroci più trafficati. I negozi che aprono all’interno di tranquilli centri residenziali avranno difficoltà a competere con quelli situati nelle zone commerciali o dove la gente lavora, che possono godere di maggiore visibilità e movimento di persone; vi sono comunque anche numerosi esercizi commerciali all’interno di quartieri abitativi, destinati a soddisfare la domanda locale. In ogni caso, il diverso mix tra usi residenziali e usi commerciali di ogni zona riflette le esigenze del residente-consumatore, esigenze che nelle città pianificate sono soffocate da quelle dei burocrati e dei politici. Le attività disturbanti all’interno delle zone residenziali vengono impedite mediante restrizioni contrattuali contenute negli atti di acquisto degli immobili, che prevedono l’impegno a non svolgere determinate attività rumorose o inquinanti, a dipingere la casa in un certo colore, a tagliare l’erba del giardino, e così via. In questo modo sono gli stessi abitanti di una zona a procedere alla sua “regolamentazione”, che è oggetto di una volontaria accettazione e non di una imposizione politica. Fatto degno di nota, per ben tre volte (nel 1948, nel 1962 e nel 1993) i tentativi di introdurre un piano regolatore a Houston sono stati respinti dai cittadini con referendum.

Via Liberi di Scegliere