Ecomostri(ciattoli)

31 03 2009

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Quando la porcilaia diventa una casa

Cinque persone sono indagate nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze su un presunto abuso edilizio a Campi Bisenzio: una porcilaia trasformata in abitazione

Cinque persone sono indagate nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze su un presunto abuso edilizio a Campi Bisenzio. Su ordinanza del gip, che ha accolto la richiesta del pm, i vigili urbani hanno eseguito il sequestro preventivo del cantiere al centro delle indagini, che riguardano la trasformazione di un vecchio immobile, che comprendeva una porcilaia, in abitazioni. Fra gli indagati ci sarebbero il titolare della ditta che esegue l’opera, il direttore dei lavori e i proprietari dell’immobile. I reati contestati sono abuso edilizio e falso in certificazioni. La procura contesterebbe agli indagati di aver aperto il cantiere utilizzando una Dia (dichiarazione di inizio attività), che non sarebbe valida per i lavori che erano in corso nel cantiere.

Da Corrierefiorentino.it





Bolletta Zero

24 03 2009

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Venti appartamenti di 85 metri quadrati con giardino e box auto. Saranno inaugurati martedì 31 marzo a Follonica, in provincia di Grosseto, e avranno un record: saranno i primi in Italia a funzionare con l’energia della terra e chi li abiterà non pagherà neppure una lira di bolletta e avrà il riscaldamento gratuito durante tutta la stagione fredda e l’aria condizionata, anch’essa a costo zero, in estate. Le case «a bolletta zero» utilizzano infatti la così detta «geotermia a bassa entalpia», ovvero l’energia che viene sprigionata naturalmente dalla terra e può essere canalizzata nel riscaldamento della casa utilizzando particolari sonde. Il progetto è stato realizzato dallo studio Ecogeo di Siena e dalla Cooperativa edile l’Avvenire di Follonica. Gli appartamenti sono costati 255 mila euro l’uno.

Il calore naturale della terra viene catturato grazie a una tecnica particolare. «Si trivella il terreno per un centinaio di metri – spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo – e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento. Queste ultime riscaldano l’ambiente senza spendere una lira di bolletta energetica». La cosa più interessante dell’impianto è la doppia funzione. In estate, infatti, si trasforma in un ottimo refrigeratore per raffreddare la temperatura di ogni stanza. Insieme all’uso della geotermia a bassa entropia, i tecnici hanno utilizzato anche impianti fotovoltaici. Per rendere però fattibile una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti. Costi elevati, dunque? Macché, l’appartamento è stato venduto a un prezzo assolutamente in linea a quello del tradizionale mercato. La costruzione di appartamenti «a bolletta zero» non è solo una scommessa ecologica, ma puree un modo per rilanciare il mercato edilizio contratto anch’esso dalla crisi internazionale.





Io sto con gli abusivi

4 03 2009

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Sarà che il cantautore Gino Paoli abita, in linea d’aria, a cinquecento metri da lì. Sarà che quando scoppia la passione “questa stanza non ha più pareti ma alberi infiniti”. Così un signore quarantenne del levante cittadino ha preso molto alla lettera Il cielo in una stanza, costruendo su un pino del Monte Moro una deliziosa casetta. Abusiva. Come l´amore che dentro di essa crepitava.

Colto da coup de foudre per una coetanea, l´uomo si è trovato davanti al dilemma di come e dove dare libero sfogo a tanta passione. La coppia, ovviamente, è clandestina e la città, si sa, è piccola e occhiuta. Così si è lanciato nella donchisciottesca impresa di dare una casa a questo amore segreto e per la sua Dulcinea, nel 2005, ha deciso di realizzare, asse dopo asse, palo dopo palo, putrella dopo putrella, cavo dopo cavo, un nido tutto per loro. Con un delizioso pozzo (finto), ai piedi del pino, forse per rinfrescare gli ardori prima di tornare in città.

Una ventina di metri quadrati, una vetrata sul mare, acqua corrente e riscaldamento. Un po´ acrobatico l´accesso, ma i due innamorati avevano certamente altro a cui pensare mentre s´inerpicavano verso il loro nido. Nel 2008, però, tutto finisce. L´incanto si rompe, ognuno per la sua strada. O forse hanno trovato un letto più comodo. La casetta sull´albero, però, rimane a Monte Moro, abbandonata, ben ancorata al suo pino. Avevano cominciato a notarla i boscaioli, gli appassionati di trekking, le guardie della protezione civile, gli ambientalisti: il mistero sul proprietario non si dissolveva, nonostante gli appostamenti per smascherare quell´amore. Di cui però, insieme ai cocci, rimane un eclatante abuso edilizio, come aveva già accertato, durante l´amministrazione Pericu, l´assessore all´Urbanistica Bruno Gabrielli. Inoltre è costruita con cavi e putrelle di acciaio, con soluzioni invasive della pianta. E Legambiente, oggi, lancia la proposta al Comune, che subito raccoglie.

«Essendo quella casa un abuso, l´ufficio edilizia privata di Tursi potrebbe deliberarne l´abbattimento, che dovrebbe avvenire entro 90 giorni dalla disposizione – spiega Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova ecologia di Legambiente – ovviamente il proprietario non procederà ad alcuna distruzione, e allora il Comune ne diventerà proprietario. Quella potrebbe essere un´efficace piattaforma di controllo e sosta per la protezione civile e soprattutto per i vigili del fuoco, fondamentale sul Monte Moro, dilaniato ogni estate dai roghi». Risponde immediatamente Roberta Morgano, oggi assessore ai parchi, ma che nel Pericu bis aveva la delega all´edilizia privata e si era occupata del caso: «È un´ottima proposta – dice – che potrebbe essere presa seriamente in considerazione. Dopo aver realizzato i necessari adeguamenti di sicurezza, credo che avrebbe una funzione utilissima». E se è vero che un colpevole torna sempre sul luogo del delitto, chissà che non ci sia qualche nuovo arruolamento tra i vigili del fuoco.

Via Repubblica.it





Italia – Resto del Mondo (2)

20 01 2009

Ricordate questo articolo?

Bene, oggi la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo.

da “repubblica.it


Punta Perotti, Italia condannata


“Violata la proprietà privata”


La Corte europea ha accolto la richiesta di indennizzo presentata dai costruttori dopo l’esproprio dell’Ecomostro abbattuto nel 2006


STRASBURGO - La confisca dei terreni di Punta Perotti, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, è avvenuta in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo.Alle società Sud Fondi, Iema e Mabar, che si sono rivolte alla Corte di Strasburgo nel 2001, i giudici hanno riconosciuto un indennizzo pari a 40mila euro ciascuna, 30mila per le spese processuali e 10mila per i danni morali.Per il movimento ambientalista italiano si tratta di uno schiaffo durissimo. L’abbattimento, nell’aprile del 2006, del complesso residenziale costruito sul lungomare di Bari ha rappresentato infatti una delle vittorie storiche contro gli ecomostri e l’illegalità edilizia.

Dopo un lunghissimo iter giudiziario e molte campagne d’opinione partite nel 1997, l’ultima parola era stata espressa dalla Corte di Cassazione nel 2001 con una sentenza che assolveva gli imprenditori dalle contestazioni penali, ma autorizzava la confisca dei suoli e degli immobili in quanto abusivi (sono stati realizzati a poche decine di metri dalla battigia) e attribuiti al patrimonio del Comune di Bari. Altri cinque anni sono stati poi necessari perché il gigantesco complesso fosse effettivamente raso al suolo.





Sea Palling – Una soluzione ai problemi dell’erosione costiera

22 09 2008

Sea Palling is located at north-east of Norwich, Norfolk, where a number of nearshore reefs have been built to defend the coast of this area, as shown in the figures. The breakwater scheme consists of 9 reefs, 4 of which are surface-piercing breakwaters and 5 of which are submerged breakwaters at high tides.

Per un approfondimento seguire il link di LEACOAST





Harmonia 57

11 09 2008

La casa verde, sia esteticamente che concettualmente, è ideata dal gruppo di architetti e designer franco-brasiliano di Triptyque (Greg Bousquet, Carolina Bueno, Guillaume Sibaud e Olivier Raffaelli). Si chiama Harmonia 57 e si tratta proprio di una dimora i cui muri esterni sono completamente rivestiti di piante (non edera o altri rampicanti, ma vere e proprie piante). Ma il cuore verde di Harmonia 57 non si esaurisce nell’aver l’aspetto di un meraviglioso giardino.

Sulle pareti di Harmonia 57 corrono anche i tubi dell’impianto di irrigazione, disposti in modo da evocare il sistema venoso e arterioso del corpo umano, che riciclano l’acqua piovana e la vaporizzano. Si tratterà insomma di un’abitazione eco-friendly e al tempo stesso evocativa di una sorta di giardino, offrendo la sensazione di essere quasi un organismo vivo, un edificio che respira. L’edificio è situato in Vila Madalena, un quartiere brasiliano artistico e molto vivace culturalmente, ed esteticamente è decisamente d’impatto: oltre a essere funzionale e ambientalmente sostenibile, la green house è una costruzione armoniosa, grazie anche alle terrazze che si diramano all’altezza di ciascun piano, sortendo un curioso gioco ottico di trasparenza, luminosità e volumi. Il progetto sarà presentato alla biennale di architettura a Venezia il 13 settembre prossimo.

via Dezeen





Erosione costiera a Cecina: La Soluzione

7 09 2008

Parole ne sono già state spese molte. Troppe.

Nessuno ha fatto nulla, sebbene fosse bastato copiare quello fatto altrove: Olanda, Regno Unito, Giappone, Emirates.

Lasciamo quindi solo un’immagine, che sia di monito a chi non vuol fare e mai farà.

Progetto anti erosione a Cecina

Progetto anti erosione a Cecina





Ziggurat

26 08 2008

Al prossimo Cityscape Dubai, che si terrà al Dubai International Exhibition Centre dal 6 al 9 ottobre 2008, verrà presentata una sorta di città del futuro, eco-sostenibile e autosufficiente in termini energetici, dove ci si potrà spostare sia in orizzontale che in verticale. Si chiamerà, e già si chiama, Ziggurat e promette di rivoluzionare l’urbanistica, proponendo un modello decisamente eco-friendly in un delizioso contesto di spazi verdi, pubblici e privati, utilizzabili anche per l’irrigazione agricola.

Sembra uno scenario da fantascienza ma la Ziggurat è realtà e, come suggerisce il nome, evoca le tipiche costruzioni templari mesopotamiche. Sarebbe in grado di ospitare più di un milione di persone e con la stessa formula si potrebbero riprodurre molti centri già esistenti, occupando solo un decimo del territorio. Gli esperti la definiscono una città carbon neutral, ovvero a zero emissioni di anidride carbonica, ma l’ambizioso progetto architettonico, realizzato dalla società Timelinks, ha il merito soprattutto di bastare a sé stesso, grazie all’impiego di energia eolica e solare, come sottolinea il direttore dell’azienda produttrice, Ridas Matonis.

La città piramide occuperebbe 2,3 chilometri quadrati, ma non si tratterebbe del primo progetto architettonico a utilizzare questa tipica costruzione egizia, già presa in prestito da altri importanti edifici nel mondo, come testimonia il famoso MI6, quartier generale dei servizi segreti britannici. Nell’attesa del suo debutto ufficiale, tutto sta a vedere, come suggerisce Martijn Kramer, dell’International Institute for the Urban Environment, se la gente si adatterà a questo strano modo di vivere e di utilizzare i trasporti. Per il momento Timelinks ha già depositato il brevetto della sua città-piramide, sia per quanto riguarda il design che per quanto riguarda la tecnologia. Un occhio di riguardo sarà rivolto alla sicurezza degli abitanti di Ziggurat, con l’utilizzo delle più avanzate tecniche biometriche di riconoscimento facciale.

Via inhabitat.com





Rimini come Dubai

26 07 2008

Addio ai bagnini ruspanti, ai venditori di «cocco bello, cocco fresco», ai pattìni, alla piadina e a tutti i cliché che vengono in mente quando si pensa alla riviera romagnola. Il lungomare di Rimini potrebbe presto cambiare faccia e diventare un luogo chic in cui è d’obbligo presentarsi con un bikini «adatto per l’occasione». Almeno questa è l’idea che ci si può fare guardando i tre bellissimi progetti internazionali che partecipano al bando di gara indetto dal Comune (ed esposti fino al 31 luglio nel Palazzo dell’Arengo), per la riqualificazione mediante project financing di due chilometri di costa: due tratti di mare che vanno da Largo Boscovich, dove si trova il porto, a Piazzale Kennedy, e da quest’ultimo fino a Piazza Marvelli.

Per il primo tratto l’architetto belga Julien de Smedt per conto di Studio Altieri ha ideato una serie di onde artificiali realizzate «con un segno che segue il leggendario motivo del lungomare di Copacabana» ed è in grado di restituire a bagnanti e turisti la vista dell’orizzonte, interrando tutti i parcheggi e inserendo le attività commerciali all’interno delle decine di «collinette» tutte ricoperte di verde e percorribili anche sulla sommità. La passeggiata di fronte all’arenile sarà accompagnata da aree per il benessere, campi sportivi, terrazze con caffè e ristoranti, mentre in Piazza Fellini è prevista una grande arena per concerti e spettacoli, e un nuovo lussuosissimo hotel a forma di onda sorgerà di fronte al mare e farà da contraltare moderno allo storico Grand Hotel.

Le linee ondulate ritornano anche nell’alternativa del francese Jean Nouvel in collaborazione con Coopsette, con una serie di dune che richiamano la tipicità delle spiagge adriatiche, saranno immerse nel verde e non supereranno le costruzioni esistenti, come la maggior parte dei nuovi edifici: l’idea del progettista è infatti non è di aggiungere volumi che snaturino il paesaggio, ma di ricongiungere l’attività cittadina a quella delle spiagge, valorizzare la passeggiata notturna sul lungomare e rendere il turismo meno stagionale. Tutto nel rispetto della tradizione riminese, con il recupero della pineta e del Kursaal, immaginato come una struttura a forma di cuore rosso fuoco, omaggio alla gioia di vivere e all’arte di Federico Fellini.

Quello che però promette di trasformare Rimini nella Dubai della riviera adriatica è il progetto di Norman Foster per Gecos: oltre alla sparizione dei parcheggi, secondo quanto disposto dal bando, e all’ampliamento delle aree verdi a ridosso dell’arenile, è prevista la costruzione di un mega-albergo nella piazza Kennedy, progettato pensando alle linee sinuose delle donne tanto amate dal regista di Amarcord e che ospiterà il museo dedicato al cineasta riminese. Da qui partirà uno spettacolare molo, che vorrebbe richiamare i pontili di un tempo, ma è un’avveniristica passerella lunga 200 metri che fa pensare alle costruzioni artificiali degli Emirati Arabi e accoglierà nella parte conclusiva ristoranti e negozi. Un paesaggio esistente per ora solo in forma di disegni, dove pare difficile collocare bagnanti intenti a prendere il sole sul pedalò: e infatti a guardare bene gli schizzi, sul mare ci sono solo yacht e barche a vela.

E la Costa Tirrenica Toscana che dice al riguardo?

Via Corrieredellasera





Il caso Houston

17 07 2008

La pianificazione urbanistica può essere lasciata tranquillamente ai privati, in un contesto in cui i diritti di proprietà sono pienamente tutelati e, di conseguenza, tutte le esternalità negative eliminate. Pochi sanno che questa scelta è stata adottata con successo a Houston, dove la produzione urbanistica è stata affidata direttamente agli imprenditori privati, con risultati superiori alle altre città americane comparabili, sia in termini di ambiente, sia in termini di moralità. Il sistema dei piani regolatori presenta infatti il triste svantaggio di lasciare gli abitanti nell’incertezza riguardo il valore futuro dei propri terreni e in balia delle imprevedibili decisioni politiche di maggioranze variabili e contingenti. Gli uomini politici e gli amministratori ne beneficiano, perché dalla distribuzione di concessioni e licenze edilizie acquistano voti e influenza, ma la corruzione che ne consegue è dilagante. L’esperienza di Houston dimostra che gli incentivi di mercato non sono meno efficaci dei piani regolatori nel favorire uno sviluppo armonico della città. Gli industriali, infatti, sono portati da ragioni di convenienza ad impiantare i propri stabilimenti fuori città, lungo gli stradoni o le autostrade; i proprietari di appartamenti e di negozi cercano di stabilirsi nelle maggiori arterie cittadine; le pompe di benzina vengono installate negli incroci più trafficati. I negozi che aprono all’interno di tranquilli centri residenziali avranno difficoltà a competere con quelli situati nelle zone commerciali o dove la gente lavora, che possono godere di maggiore visibilità e movimento di persone; vi sono comunque anche numerosi esercizi commerciali all’interno di quartieri abitativi, destinati a soddisfare la domanda locale. In ogni caso, il diverso mix tra usi residenziali e usi commerciali di ogni zona riflette le esigenze del residente-consumatore, esigenze che nelle città pianificate sono soffocate da quelle dei burocrati e dei politici. Le attività disturbanti all’interno delle zone residenziali vengono impedite mediante restrizioni contrattuali contenute negli atti di acquisto degli immobili, che prevedono l’impegno a non svolgere determinate attività rumorose o inquinanti, a dipingere la casa in un certo colore, a tagliare l’erba del giardino, e così via. In questo modo sono gli stessi abitanti di una zona a procedere alla sua “regolamentazione”, che è oggetto di una volontaria accettazione e non di una imposizione politica. Fatto degno di nota, per ben tre volte (nel 1948, nel 1962 e nel 1993) i tentativi di introdurre un piano regolatore a Houston sono stati respinti dai cittadini con referendum.

Via Liberi di Scegliere