L’architetto danese Bjarke Ingels, collega di Minsuk Cho all’epoca della sua collaborazione con OMA, di recente ha detto: “Quando guardo gli edifici di Min mi sento sempre in colpa. Ho la sensazione di essere pigro e di utilizzare troppo pochi materiali nei miei lavori”.
Osservando questi tre edifici, conclusi negli ultimi mesi, è difficile dargli torto e non solo per quanto riguarda la varietà dei materiali ma anche delle forme. Il guscio ricurvo, nastriforme e rivestito di acciaio dell’Oktokki Space Centre cela uno scheletro complesso in cemento armato e praticamente non ha nulla in comune, né stilisticamente né altrimenti, con la Xi Gallery, prototipo di una nuova tipologia edilizia indiscutibilmente coreana: quella del centro-culturale-con-ufficio-vendite-di-appartamenti-di-lusso.
Non stupisce il fatto che sia una cultura ossessionata dai fumetti e dai cartoni animati e che quindi il primo edificio ampiamente pubblicizzato di Cho in Corea sia stato un parco a tema dedicato a Dalki, un personaggio dei fumetti dai capelli rossi con un seguito quasi religioso da parte di un pubblico di tutte le età. Grazie alla ricchezza senza precedenti, oggi Seoul è un’incubatrice indiscussa di designer in ogni campo, tuttavia quando si tratta di catturare e riproporre in forma architettonica l’energia e il dinamismo unici di questa capitale asiatica, Cho appartiene a una categoria a sé stante.





La tua conclusione, il riferimento ai cartoni animati, è particolarmente azzeccato. Credo anche io che una certa corrente riferita a ciò che succede in estremo oriente sia strettamente legata alla cultura Manga, un pò come noi siamo legati un pò alla storia, un pò al cyberpunk, ect. Poi ovviamente ci sono variazioni sul tema, proprio come i Mass…